Sem Benelli.
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Il Mantellaccio.
Poema drammatico in quattro atti.
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1913. Fratelli Treves Editori, MILANO. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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L'AUTORE.
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Sem Benelli (Filettole, 12 agosto 1877  Zoagli, 18 dicembre 1949)  stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano, autore di testi per il teatro e di sceneggiature per il cinema. Fu anche autore di libretti d'opera.
 stato spesso considerato dalla critica un D'Annunzio in minore, ma il suo talento letterario  stato rivalutato fino a considerarlo come una fra le maggiori espressioni della tragedia moderna.
Nel 1945  stato cofondatore, insieme a Ugo Betti, Diego Fabbri, Massimo Bontempelli ed altri autori teatrali, del Sindacato Nazionale Autori Drammatici (SNAD), con l'intento di salvaguardare il lavoro dei drammaturghi e degli scrittori teatrali.
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A DOMENICO LANZA CHE GLI ASPETTI SVARIATI DEL NOSTRO TEATRO DISEGNA CON AUSTERA GIUSTIZIA MA CON ARDENTE AMORE  DEDICATO QUESTO POEMA DRAMMATICO.
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PERSONE DEL POEMA:
Compagnia del "Mantellaccio". Accademia degli Intemerati.
CAPO BRIGATA. IL CONSOLO. IL NOVIZIO. L'ARDENTE. GHERARDO. IL CRISTALLINO. NOFERI. L'ILLUMINATO.
IL MAINARDO. IL CANDIDO. GANO. IL TRASPARENTE.
Uno del "Mantellaccio". L'ANGELICO. Un altro del "Mantellaccio". IL PENTITO.
SILVIA. LISA. FRANCESCA. GENTILINA.
Un giovane. Un uomo con lanterna. BIONDO VIOLA. AMMIRATO BONVISO. MICHELE.
Coro del "Mantellaccio". Accademici. Maschere. Popolo.
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La scena si svolge a Firenze nella prima met del '500.
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ATTO PRIMO.
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Si vede un grande salone con una vetrata in fondo: attraverso un giardino e il colonnato di un portico.
 questa la sede dell'Accademia degli Intemerati. A sinistra nel fondo  come un piccolo santuario con le effigi del Petrarca e di Platone e con alcune reliquie sacre al culto dei Petrarchisti. A destra si vede la cattedra e intorno e nel mezzo molti scanni.
IL CRISTALLINO, entrando:
Che carnovale vuol'esser quest'anno!
Se vedeste, messeri, in via Larga:
uh! quanta gente! Che rigurgitio
di persone! Che strepito di maschere!...
IL CANDIDO.
Cristallino! Se pi ti garba l'urlo
della plebe od il canto de' poeti
carnascialeschi, vattene! Qui vigila
lo spirito pensoso e malinconico
del divino Petrarca!
IL CRISTALLINO.
Ma di fuori
tanta gioia!
IL CANDIDO.
E tu cerca la gioia!
IL CRISTALLINO.
Mio padre prima di morire volle
ch'io pure diventassi un accademico!
Prima cantavo in modo popolare:
strambotti, madrigali; cinguettavo
come fanno ne' campi le ragazze;
e col mio canto almeno qualche bella
giovinetta mi dava retta. E come!
Ora invece ho studiato e ristudiato
a dire in rima in bel modo garbato,
so bene il greco....
L'ILLUMINATO.
Non direi! Non troppo!
IL CANDIDO, pomposamente:
L'arte che ti veniamo con perspicuo
modo insegnando non  per le donne
del popolo!
L'ILLUMINATO.
Non  n per la Beca,
n per la Nencia!
IL CRISTALLINO.
 per le cortigiane!
La bella Francescona fa sonetti
come voi, messer critico; ma io,
che non posso pagar le cortigiane,
qualche volta fo' versi differenti!
IL CANDIDO.
Differenti?!
IL CRISTALLINO.
Cantari e canzonette!
Modulando:
"Pi non posso ahim tacere:
dir d'amore mi conviene:
come  amaro il suo piacere,
come dolci le sue pene....
Io lo chiamo ed ei non viene....
Il richiamo vo' mutar...."
I poeti che erano rimasti in fondo della scena si sono ora avvicinati.
L'ILLUMINATO.
Oh, che versi plebei!
IL CANDIDO.
Genere orribile!
L'ILLUMINATO.
Vien di Venezia!
IL CRISTALLINO.
Come voi volete;
ma paiono un saluto d'usignolo,
quando li dice quella bocca amata....
IL CANDIDO, curioso:
Di chi?
L'ILLUMINATO, curioso:
Di chi?
IL CRISTALLINO.
Della pi bella giovane
ch'io m'abbia conosciuta, e che  pi bella
di quell'Ignota a cui dedico versi
e versi e versi, e non ho mai veduta.
E, sapete....
IL CANDIDO.
Che cosa?
IL CRISTALLINO.
Verr qui!
IL TRASPARENTE con curiosit.
Verr qui?!....
IL CRISTALLINO.
Mascherata!
IL PENTITO.
Mascherata?!
IL CRISTALLINO.
Dite un poco: se mai si presentasse
una maschera, bella come un cigno,
ma col viso coperto, e vi dicesse:
"Son venuta a sentirvi recitare"
rime d'amore," le permettereste
di restare col viso mascherato?
IL TRASPARENTE.
Ch'ella restasse ignota?
L'ILLUMINATO.
Sono in dubbio!
L'ANGELICO.
Ecco l'Ardente!
Tutti si volgono verso l'entrata. Giunge l'Ardente, cos detto nell'Accademia per le speranze di poeta che offre di se medesimo, e per il suo fare ardito.
IL CANDIDO.
Ardente, ave!
IL TRASPARENTE.
Salute!
L'ARDENTE, entrando:
E non per nulla mi chiamo l'Ardente!
L'ILLUMINATO.
Che c' di nuovo? Un'altra tua canzone?
IL CANDIDO.
Quando tu canti, un nuovo e vivo fiume
si riverse nel lago della Storia!
L'ARDENTE
mostrando un rotoletto di carta scritta:
Una canzone, che non sar indegna
del divino Petrarca.
IL CANDIDO.
Come tutte
le tue belle canzoni!
L'ARDENTE.
Voi vedrete
nel canzoniere che pubblicher
in quanti modi seguir la strada
dell'Audace Fanciullo. Saettando
Amore si nasconde nei pi folti
cespugli; sopra gli alberi s'annida
tra le foglie ed i rami, dentro i cupi
antri, dentro le fosse erbose o nelle
paurose spelonche: ivi s'appiatta
e con l'arco ci aspetta. Ma il poeta
con la sua dolce lira lo persegue,
e con il puro suono de' suoi versi
lo cerca e incanta, e a volte lo raggiunge
addormentato sopra un ciuffo d'erba
e con in bocca un bianco gelsomino.
Allora quel fanciullo addormentato
egli solleva, e tacito lo porta
cos composto a quella bella donna
ch' sua tiranna, e che appena lo vede
discioglie in pianto il suo duro ritegno.
IL CANDIDO.
Ardente, quando tu parli d'amore,
nessuno ti raggiunge in sapienza,
in immagine: sei come il torrente:
eternamente vario e sempre uguale,
tanto la tua parola si moltiplica
intorno anche al pi piccolo concetto!
L'ARDENTE.
La canzone che oggi legger
rester nella storia!
IL TRASPARENTE.
Ed io vorrei
che qui fossero il Bembo od il Venier
a sentirti....
L'ARDENTE.
Mi leggeranno presto....
L'ANGELICO, dal fondo:
Ecco il Consolo!
IL CANDIDO.
Il Consolo!
IL TRASPARENTE.
Ha con s
due messeri!
Entra Piero de' Benci, consolo dell'Accademia.  un uomo di 45 anni, ma sembra, pi vecchio;  grasso e giallognolo. Lo seguono due giovanissimi poeti veneziani.
L'ARDENTE
andando incontro al Consolo:
Salute a voi!
IL CANDIDO.
Magnifico
signor Consolo!
IL CONSOLO.
Salve! Salvetote!
Che il Carnovale e i suoi cani e trionfi
non s'accostino al nostro saggio spirito
raccolto nello studio della pura
eletta poesia. Oggi m'aspetto
una tornata ricca di bellezza,
non tanto perch so che fra voialtri
o diletti accademici, non pochi
hanno composto rime castigate
e preziose, quanto perch recovi
quest'altri due poeti giovinetti.
I due poeti s'inchinano. Gli accademici rispondono all'inchino.
Vengono da Venezia, dove sono
frequentatori delle meglio scelte
societ, delle nobili famiglie
e delle case poi de' letterati
divini, del Venier e del Molin.
Inchino generale.
Venendo essi a Fiorenza, i nostri amici
veneziani a noi li raccomandano,
che possano con noi continuare
a praticare le pi pure muse.
Inchino di tutti. Il Consolo si rivolge al due poeti e spiega:
Noi qui s'usa chiamarsi ciascheduno
con un suo soprannome, e tutti insieme
siam l'"Accademia degli Intemerati".
Presentando gli accademici che, nominati e additati, s'inchinano:
Questi  il LUCIDO. Questi il PREZIOSO!
Ecco l'ARDENTE, gran poeta nostro!
Il TRASPARENTE! Il CANDIDO! Il PENTITO!
Lo SMACCHIATO! Il PURISSIMO! L'ANGELICO!
L'ILLUMINATO, critico ingegnoso,
che, se gli date anche un mezzo sonetto,
vi ci discorre sopra per un mese.
Ed ecco infine Il PURO e Il CRISTALLINO.
Ai due poetini:
Ed ora a voi!
Presentendoli
Messer Biondo Viola!
Ammirato Bonviso!
I due s'inchinano molto in gi. Il Consolo continua la presentazione:
Tutt'e due
messeri assai assai litteratissimi,
che m'hanno detto certe cose in rima,
veramente pensate e ruminate;
e sono ben forniti di dottrina;
e sanno tutta l'arte dell'amore;
e scrivono con lingua cos eletta,
cos pura, cos ben profumata,
che in ascoltarli pare che ci scenda
gi per l'anima un rivolo di miele....
I due s'inchinano.
Sanno anche tutta la mitologia
con le storie pi rare, e non soltanto
d'Apollo o di Minerva o di Giunone;
ma conoscon le meno conosciute
deit della Grecia e i mezzi Dei
e gli eroi.... Ogni loro poesia
 cos ricca di nomi rarissimi,
che par protetta da una fitta rete
impenetrabil d'erudizione;
cos che solamente i molto dotti
la posson penetrare; e per le dame
han concetti difficili e problemi
d'amore e d'eleganza; un guanto, un fiore
diventa un mondo dentro a' lor sonetti,
che sono offerti sempre alle pi belle
donne d'Italia.... E bene accetti, pare....
I due s'inchinano.
Voi li vedete come sono lindi;
com'hanno ravviato il portamento:
e la rosa all'orecchio e i guanti in mano.
Cos vorrei tutta la giovent!
E hanno sempre, guardate, un Petrarchino
ben rilegato!...
I due mostrano il volumetto minuscolo del Petrarca, ben rilegato in cuoio e argento.
E lo sanno a memoria!
Alzando il tono, con voce commossa.
Che siano bene accolti fra di noi;
e, per il tempo che staranno qua,
nell'Accademia, porteranno i nomi
uno di PURO GIGLIO e l'altro.... l'altro....
d'ODOROSA VIOLA....
GLI ACCADEMICI.
Bene! Bene!
IL CONSOLO ai due:
Voi ne siete contenti?
BIONDO VIOLA con voce di vetro:
Oh, s!
AMMIRATO BONVISO
come il compagno:
Oh, s!
IL CONSOLO largamente:
Ed ora  aperta la nostra seduta.
Ognuno s'accomoda gravemente sul proprio scanno. Il Consolo a destra, siede in pi alto loco. Cominciando:
 inutil ch'io ripeta anche per oggi
quello che si propone l'Accademia:
il sempre raffinare il Puro Stile,
il Bello Immaginare, e, quand'occorra,
spaziar nella storia e nel comento
de' poeti pi eletti. Se qualcuno
vuol parlare, domandi; e si cominci!
L'ILLUMINATO, alzandosi:
Io vorrei, signor Consolo, parlare,
anzi fare una disquisizione
sugli amori divini del divino
Petrarca; ed indugiarmi in maraviglie
su questo tema; come mai quel grande
 cos esperto poeta d'amore,
cantando tutte le umane bellezze
della sua donna, dimentic il naso?
Egli cant le mani, gli occhi, il crine
e le guance e la bocca, e non degn
il naso della donna sua d'un solo
sonetto. Come mai? Se quella parte
disporgente del viso  cos tanto
importante?
IL CANDIDO.
Ben detto!
L'ILLUMINATO.
Io vi vorrei
dir quello che a me pare della cosa,
ma siccome m'occorrono cinqu'ore....
IL CRISTALLINO.
....Rimettiamo la cosa a un altro giorno....
IL CONSOLO.
S; mi par giusto!
L'ARDENTE.
Invece, legga il Consolo!
IL CANDIDO.
S, s, il Consolo legga!
L'ANGELICO.
Legga il Consolo!
IL CONSOLO, tutto giubilante:
Bene; me l'aspettavo. Eccomi qua.
Dopo una pausa: essendo tutti intenti:
Ho composto un sonetto, in cui degli occhi
della mia donna parlo ed argomento;
ma il sonetto non  finito in tutto:
gli debbo ancora fare una gran coda;
che molte e molte code ci vorrebbero
ad esaltar la donna mia degnissima,
che non ha parte del suo corpo.... No!
Non del suo corpo! del divino involucro
della sua sfavillante anima pura,
che un sonetto non meriti!
IL CANDIDO.
Ed  poco,
se voi pensate che alla donna mia,
per la sua mano destra solamente,
oh, nettissima mano! io bene scrissi
cento sonetti e diverse canzoni:
pi che duemila e tanti versi in tutto!
L'ILLUMINATO.
Presto! il principio del vostro sonetto!
IL CONSOLO
declamando quel che legge sulla carta:
O donna mia, che tanto mi dilanii....
IL CANDIDO, interrompendo:
Bella la rima in anii!
L'ANGELICO.
 roba rara!
IL CONSOLO, riprendendo da capo:
O donna mia, che tanto mi dilanii
e mi sprofondi nel pi nero abisso;
IL TRASPARENTE, con un sospiro:
Oh, rima in isso!
L'ANGELICO, che gli  vicino:
Ne ho trovate dieci!
IL CONSOLO, continuando:
....Conviene che dall'esca tu mi spanii....
IL CANDIDO.
Oh, quello spanii!
L'ILLUMINATO.
 propriamente raro!
IL CONSOLO
seguitando, felice d'esser compreso:
Se non vuoi ch'io rimanga, ahim, confisso.
L'ANGELICO
scrivendo su una carta:
Confisso! Ch'io lo segni: mi mancava!
IL CANDIDO.
Sentiamo il resto: la quartina  splendida!
IL CONSOLO
ripigliando la declamazione:
Donna, dico, non far che pi mi smanii,
s come un ladro in croce crocifisso.
IL CANDIDO.
Ah, quel crocicchio, com' ben trovato!
IL CONSOLO
seguitando felicemente
Dammi degli occhi tuoi focosi e stranii
un lume solo; ed io sar sconfisso.
Che, con quella lanterna, fuor dall'ombra....
L'ILLUMINATO, malignamente:
Quel checco  cacofonico!
IL CANDIDO, difendendo:
Ma in ombra
 rimare difficile, in compenso.
IL CONSOLO, ripetendo:
Che con quella lanterna, fuor dall'ombra
uscir liberato pellegrino,
nel buio vagolando come un'ombra.
E ad ogni nube che la via m'adombra,
agitando quel lume mio divino,
andr incontro gridando: Sgombra! Sgombra!
Chiude il sonetto grottescamente accendendosi. L'Accademia approva con mormoro di ammirazione.
IL CANDIDO.
Perspicuo!
L'ANGELICO.
Ben rivisto!
IL TRASPARENTE.
Cotto bene!
IL CRISTALLINO
con qualche ironia:
Anzi sfornato alla giusta cottura!
IL CONSOLO.
Io vi ringrazio e molto mi compiaccio!
A questo punto si sentono alcuni colpi dati ad una porta lontana ed un lontano strillo femminile.
Chi  che ci disturba?
L'ARDENTE.
Hanno bussato!
IL CONSOLO.
Io credo che si voglia dar molestia
alla nostra adunanza!
IL CRISTALLINO.
Io credo meglio
veder prima chi !
IL CANDIDO.
Direi!
L'ILLUMINATO.
Direi!
IL CRISTALLINO.
Tanto pi che, secondo me, son donne!
IL CONSOLO.
Tanto peggio!
L'ILLUMINATO.
E se sono ammiratrici?
IL CONSOLO.
 vero! Cristallino, andate voi.
IL CRISTALLINO, scappando:
Subito!
L'ILLUMINATO.
Io credo che siano bellissime
dame!
IL CONSOLO.
Gi lo sapete?
L'ILLUMINATO.
Lo sospetto!
L'ANGELICO.
Curiosit le guida....
IL CRISTALLINO, ritornando:
Rispettabili
Accademici! Quanta carne fresca!
Riprendendosi:
Una piccola nuvola di dame!
Ma che nuvola! Donne per davvero!
Mascherate in bellissima maniera:
raffiguranti un trionfo!
IL CONSOLO, quasi atterrito:
Un trionfo?
IL CRISTALLINO
scandendo le parole con soddisfazione:
"Trionfo delle pietre preziose!"
E sanno tutte il loro canto a mente;
e voglion venir qua per ammirare
il tempio de'poeti.... Solamente,
due di loro che sono mascherate
anche sul viso come esige meglio
la finzione, chiedon di potere
restar cos....
IL CONSOLO.
Non possumus!
L'ARDENTE.
Perch?
Voi temete due donne?
IL CONSOLO.
Oh, no!
L'ARDENTE.
Che vengano!
L'ANGELICO.
S, s!
IL CANDIDO.
Vengano! Vengano!
IL CONSOLO
felicemente. Avendo abbandonato il suo seggio:
Che onore!
L'ILLUMINATO.
Sono prese d'amore!
L'ANGELICO.
Io sempre ho detto:
Amore  figlio di curiosit!
L'ILLUMINATO.
Quel curiosit mi piace meglio
di cinque sillabe!
Si sente chiaro un voco femminile che non cessa.
IL CANDIDO, che  presso la porta:
Eccole!
IL CONSOLO con seriet:
Ciascuno
tenga il suo posto: a noi giova ricevere
con gravit!
Ognuno rioccupa il suo scanno.
IL CRISTALLINO
apparendo sull'entrata:
Son dentro: si preparano....
Entreranno ordinate come vuole
la mascherata bella ed elegante!
Giunge di dentro un accordo di strumenti. Dopo un po' comparisce la mascherata, che raffigura sei pietre preziose. Vengono innanzi a tutte lo Smeraldo ed il Rubino. Vestite in armonia con i colori delle pietre che raffigurano, seguono il Topazio, l'Ametista, lo Zaffiro, il Diamante.
CANTO DELLE PIETRE PREZIOSE
LO SMERALDO.
Siamo pietre preziose:
rarit misteriose.
Noi cerchiamo l'oro schietto
che ci sappia rilegare:
ben ci piace aver diletto;
ma non farci profanare:
chi ci volesse legare,
abbia filo d'oro fino.
Siamo molto delicate:
chi ci tocca e non  netto
ci fa smorte ed appannate;
ma chi voglia aver diletto,
abbia filo d'oro pretto,
e ci prenda per benino.
IL RUBINO.
Siamo pietre preziose:
rarit maliziose.
Lo splendore nostro attira,
stringe, incanta ed incatena,
s che ognuno che ci ammira
 gi colto e non si frena,
tanto il cuore gli si piena
della nostra volutt.
Ma il pi raro nostro incanto
non ist nello splendore:
sotto questo nostro manto
tutto vivo di bagliore
c' pi segreto bellore,
c' pi magica virt.
LO SMERALDO E IL RUBINO, insieme:
Ma chi volesse legare
la virt nostra nascosa,
deve prima rilegare
questa pietra preziosa;
ma con arte valorosa,
e abbia filo d'oro fino....
Cessano gli strumenti. Gli accademici ammirano con segni palesi quelle nascoste leggiadrie.
L'ILLUMINATO.
Soavissime!
IL CANDIDO.
Strane!
L'ANGELICO.
Incomparabili!
IL CONSOLO, con larga dizione:
A pietre cos elette e cos pure
daremmo tutto l'oro dell'autunno!
LO SMERALDO
parlando con voce che si capisce alterata; ma con grazia:
Aspetteremo forse un poco troppo:
siam di febbraio, e prima che ci venga
il dono dell'autunno....
IL CANDIDO.
Tutto l'oro
che sta nel sole!
L'ARDENTE
andando verso la maschera:
No; nei tuoi capelli,
bello smeraldo!
LO SMERALDO.
Quello lo posseggo!
L'ARDENTE
stringendosi a lei come per riconoscerla:
Ma ti manca pur l'orafo che sappia
legarti con quell'oro....
IL CONSOLO.
Vi daremo
l'oro de' nostri versi!
IL RUBINO.
Siamo qua
per questo!
LO SMERALDO
mentre l'Ardente sempre indaga e cerca di conoscerla:
S! La venerazione
per voi ci ha spinte a profanar di canti
carnevaleschi i vostri aurei ritrovi:
ma in modo differente non avremmo
potuto giunger per in fino a questo
tempio della pi detta poesia....
E voi ci negherete il caro dono
de' vostri versi, detti qui, da voi?
IL CONSOLO.
No: certo! Ardente, ritornate subito
al vostro seggio, e ripigliamo il nostro
consesso.
IL RUBINO.
E noi vi ascolteremo!
IL CONSOLO.
E sia!
L'ARDENTE
che ha ripreso il suo posto:
Bene! noi tutti vi diremo i nostri
versi migliori; e voi ci ascolterete;
ma per giustizia, occorre che ciascuna
offra un premio al poeta prediletto!
L'ILLUMINATO.
Od al critico!
IL CANDIDO.
Approvo!
L'ANGELICO.
 giusto!
IL RUBINO.
Accetto!
Le altre maschere si parlano piano confuse. Lo Smeraldo tace.
L'ARDENTE, allo Smeraldo:
E voi, Smeraldo?
LO SMERALDO.
Accetto a questo patto:
di non premiar nessuno, se nessuno
con i suoi versi mi commuover!
IL CONSOLO.
In quanto a questo: voi lacrimerete!
L'ARDENTE.
E qual  il premio che offrirete voi?
Di fuori giunge, avvicinandosi, il risonante crescere d'un canto, d'un coro, prima indistinto nelle parole, poi chiaro.
L'ILLUMINATO.
Udite!
IL CONSOLO.
Il Carnevale!
IL CORO di fuori.
- Godi pure con letizia
che domani avrai tristizia.
Cristo mai non abbandona
chi peccato ha con ardore:
sempre all'anima perdona
chi si pente con fervore.
Manifesto siati il cuore
di chi cerca penitenza
per aver la sapienza
che peccare "humanum est".
IL TRASPARENTE.
Gente folle!
Ma il coro si spegne e si sparpaglia in un tumulto frastonante di voci e di grida sguaiate.
IL CANDIDO.
Ubriachi!
IL CONSOLO.
Entran qua!
L'ARDENTE.
La porta  stata
chiusa?
Gli accademici sono agitatissimi.
IL CANDIDO.
Era aperta!
IL CONSOLO.
Guarda, Cristallino!
Il frastuono cresce.
IL CRISTALLINO
corre all'entrata e ritorna subito.
Entrano qua: son gente indemoniata!
Gli accademici lasciano i loro scanni. Le donne si rifugiano pi che possono in fondo, atterrite. Il voco berciante assordisce; si distinguon gi le voci di una masnada di gente entrata nel palazzo: voci di gente non feroce; ma ebbra di gioia e di libert.
VOCE, di dentro:
L'Accademia!
VOCE, di dentro:
Dottori!
VOCE di dentro, enorme:
Intemerati!
Una risata immensa.
VOCE, di dentro:
Carnasciale!
VOCE, di dentro:
Una visita!
VOCE, di dentro:
Un abbraccio!
Entra tutta in gruppo la Compagnia del "Mantellaccio".
IL "MANTELLACCIO" tutti insieme:
Siamo la Compagnia del "Mantellaccio"!
CAPO BRIGATA.
Messeri, ecco una visita per voi!
IL CONSOLO.
Che gente siete? Non vi conosciamo!
CAPO BRIGATA.
Non ci conosce! Siamo "Il Mantellaccio"
come tu vedi dalle nostre toppe!
Antica compagnia di popolani.
Siamo poeti e gente che ci piace
il godere e il cantare!
GHERARDO DEL "MANTELLACCIO"
tutto fremente ed ubriaco, nel suo pastranone logoro color tabacco, ma con in mano e ciondoloni un fiasco di vino mezzo vuoto:
Ed il tremare!
GANO DEL "MANTELLACCIO"
e
IL MAINARDO DEL "MANTELLACCIO"
insieme:
Bravo, Gherardo!
CAPO BRIGATA
parlando al Consolo e afferrando Gherardo per le spalle dondolanti:
Vedi, per esempio:
Questo  poeta proprio in pelle ed ossa:
se non avesse il vino che lo scalda,
con un calcio accenna al fiasco.
la morte canterebbe madrigali!
GHERARDO beve al fiasco.
NOFERI DEL "MANTELLACCIO".
Bevi, Gherardo!
GHERARDO
ingozzato a pena un gran sorso di vino:
E poi dir la morte
di Carnovale dal ventre di pollo,
che s'ammazza buttandosi col corpo
sopra un ramo d'ulivo benedetto!
La brigata ride sgangheratamente.
CAPO BRIGATA
agli accademici rimasti ammutoliti:
E voi, l, non ridete, poetoni?!
Ma che?... Tremate? Vi si fa paura?
Siamo venuti per aver contrasto
con la vostra opulenta poesia!
Fate conto che, spalancati gli usci,
vi sia entrato in casa un gran ventaccio,
e v'abbia sparpagliate in ogni canto
le carte, aperti i libri, persi i segni,
ed il buffo dell'aria anche turbata
la mente. Non  nulla! Respirate
ora insieme con noi!  aria bona!
GHERARDO, che seguita a bere:
Sa un po' di vino....
GANO.
La giornata  nostra!
IL MAINARDO.
Si vuol cantare!
NOFERI.
Siamo noi accademici!
Alcuni del "Mantellaccio" hanno scorto le maschere in fondo, e le indicano agli altri.
CAPO BRIGATA.
Zitti tutti! Noialtri siamo il popolo....
NOFERI
al capo brigata, interrompendo:
Capo; ma tu non vedi quelle maschere!
GHERARDO
Quante passere!
GANO.
 quello che dicevo!
CAPO BRIGATA.
Come! Avete le Muse mascherate?!
Tutti quelli del "Mantellaccio" si avvicinano sguaiatamente alla mascherata.
NOFERI.
Fuori il musetto!
IL MAINARDO.
Bella!
NOFERI.
Cara!
GHERARDO.
Laura!
L'ARDENTE
si butta in difesa delle donne con la spada in mano:
Brutta canaglia!
GHERARDO
impaurito d indietro e cade salvando il fiasco: e rimane in terra per un pezzo:
Oh!
NOFERI.
Piano!
CAPO BRIGATA all'Ardente:
Chi sei?
GANO.
 l'Altoviti, chiamato l'Ardente!
CAPO BRIGATA.
Ardente per da vero!
L'ARDENTE, minacciando:
Fuori!
ALCUNI ACCADEMICI.
Bene!
CAPO BRIGATA all'Ardente.
Acquetati, ardentissimo poeta!
Vuoi tu mettere arrosto un merlo magro
come me? Fuma pi che non satolli!
E poi; perch tu ci vorresti torre
la libert? Siamo di carnovale!
Voi sapete chi siamo; da per tutto
si conosce la nostra societ!
Siamo gente per bene; chi lavora,
chi non lavora, e chi s' rovinato
le sue sostanze col goder la vita.
Io sono fabbro; e, se butti gi
codesto girarrosto, tu vedrai
che con le mani ti so tener testa;
e poi co' versi.... S, perch tu credi
d'esser un gran poeta, e io conosco
i tuoi sonetti e l'altre coserelle....
Le saranno bellissime; l'ammetto....
Ma io e questi che vedi con me,
che per insegna abbiamo un mantellaccio
tutto brindelli e strappi rattoppati,
con cento bocche che ridono e berciano,
siamo anche noi poeti! Si sa Dante,
quella parte pi facile, a memoria,
e tutti i canti poi carnascialeschi,
le belle rime di Lorenzo il Vecchio,
di messer Poliziano e di Bernardo
Giamburlari e di molti e di molt'altri....
NOFERI, interrompendo:
Si sa la "Ruffianella" del Boccaccio....
GANO, aggiungendo:
"Do' Vaghe Montanine Pasturelle...."
CAPO BRIGATA
riprendendo il discorso:
....E si canta, e sappiamo accompagnarci
con gli strumenti. E voi che cosa fate?
Quasi lo stesso! Solamente noi
ci s'anima per cose vere e schiette.
Voi discorrete con parole scelte;
ma a noi le vostre rime non ci piacciono....
Voi abitate in belli e ampi stanzoni
e noi s'ha la dimora sopra un prato;
e ogni giorno di festa, se non piove,
quando non siamo nella nostra buca
a far la penitenza e macerarci
il corpaccio in isconto de' peccati",
I fratelli si fanno il segno della santa croce,
siamo l che si canta.
Al Consolo:
Tu sei consolo;
io son capo brigata. Se volete,
discorsi pochi; si comincia subito:
io l'ugola l'ho bona!
All'Ardente:
Dunque butta
il tuo ninnolo in terra, e fa vedere
se tu se' bono a farmi stare zitto!
NOFERI.
E bravo il capo!
IL MAINARDO.
Principiamo, dunque!
GANO.
Se non si canta, qui, non ci si muove!
IL CONSOLO.
E noi, quando verremo a casa vostra
si far come voi volete. Qui
vi si comanda intanto d'andar via!
NOFERI.
Ma che via!
IL "MANTELLACCIO", tutti insieme:
Ma che via! Si vuol cantare!
CAPO BRIGATA.
Zitti!
Al Consolo:
Se siamo entrati, la ragione
te la dico: in Firenze corre voce
che qualcuno di voi per quattro giorni
ha sdottorato contro noi, e ha detto
che Dante ormai bisogna collocarlo
alla mano sinistra del Petrarca;
perch Dante  poeta popolare
e il Petrarca  poeta filunguello,
tutto dolcezze e tutto affumicato,
per le donne melense e i moscardini,
come que' due che, guarda, si rimpiattano.
Addita i due poetini veneziani.
IL "MANTELLACCIO", tutti insieme:
Oh, buffi!
NOFERI.
Dagli un poca d'acqua nanfa!
GANO.
Ungili co' una penna di pavone!
LO SMERALDO
facendosi innanzi, nel mezzo, seguito dal Rubino:
Signori! Porr fine alla questione!
GANO.
Oh, parla lei!
IL MAINARDO.
Parla la mascheretta!
NOFERI.
Oh, bella mascherina!
GANO, al Mainardo:
Son le pietre
preziose!
NOFERI.
In via Larga si son viste!
CAPO BRIGATA
a quei del "Mantellaccio":
Io questa mascherata la conosco:
dicono un canto ch' stato composto
da un amico!
IL MAINARDO.
Che parli allora!
GANO.
Parli!
LO SMERALDO si prova a parlare:
Io dico....
NOFERI interrompendo; a Gano
Chi sar?
GANO.
Parla con voce
alterata....
CAPO BRIGATA, con autorit:
Silenzio!
L'ARDENTE.
Gente vile!
IL CONSOLO.
Silenzio!
CAPO BRIGATA.
Parla, su, dunque, Smeraldo!
NOFERI
al Mainardo, nel silenzio:
 lo Smeraldo!
IL MAINARDO.
Non ne aveo mai visti!
Tutti tacciono e aspettano.
LO SMERALDO
parlando, bene ascoltata:
Credo, Messeri, che la Poesia,
come pianta che vive e s'alimenta
di luce, nasca e dia fiori bellissimi
dovunque sia sincerit di sole.
Credo che non importi aver vestito
l'animo con i fronzoli dell'arte
per intendere il suo fresco richiamo;
ch, se tu guardi a sera un bel giardino
tramutato dal sole, sei poeta,
perch il tuo cuore  stretto nel mistero
dell'universo, e beve la sua gioia
che a nessuno  negata anche nell'ora
di nostra morte.
Agli accademici:
E s'ella fosse vostra,
la poesia, morti voi, morirebbe;
e le genti che sono insaziate
d'amore e di dolore, non avrebbero
pi la fonte ove bere....
Improvvisamente dalla brigata del "Mantellaccio" si stacca il Novizio, non veduto prima:  pi degli altri strappato;  stanco, pallido e patito. Si butta a' piedi dello Smeraldo, come un esaltato e grida, quasi senza perch:
IL NOVIZIO.
Che tu sia
benedetta! Ch'io baci la tua veste!
Chi sei tu qui nascosta sotto questo
smagliante verde?!
IL "MANTELLACCIO", insieme:
Il Novizio! Oh, il Novizio!
GANO.
 impazzito!
IL MAINARDO.
Vaneggia!
GHERARDO sempre in terra.
 la gran fame!
CAPO BRIGATA
additando il Novizio:
Questo che qui vedete  il peggio arnese
della brigata: nessun lo conosce;
s' trovato ch' poco per la strada:
usciva di prigione a quanto pare;
ma sa cantare in rima:  un cantastorie;
gli s' dato un mantello, che per lui
pu dirsi un bel mantello.
IL NOVIZIO
che non ha ascoltato; contemplando sempre lo Smeraldo, come estasiato:
Chi sei tu?
LO SMERALDO.
Io sono una che voglio ora dar premio
al migliore poeta fra di voi.
L'ARDENTE.
E questo  bello!
IL CANDIDO.
Allora leggeremo!
Leva, subito fuori una carta.
L'ANGELICO.
Certo!
Imita il Candido.
L'ARDENTE.
Ed il premio?
NOFERI
come rispondendo ad una domanda di Gano:
Se dev'esser bella?!
LO SMERALDO.
Io prometto di far vedere il mio
volto a chi vincer; non certo qui,
ma in casa mia!
IL CONSOLO, felicemente:
Promessa lusinghiera!
LO SMERALDO, continuando:
Ed avr questa mia fronda di lauro.
IL CANDIDO.
Ah; conviene accettare!
IL PENTITO.
Oh; s!
NOFERI.
Anche loro
accettano!
GANO.
So io che cosa dire!
GHERARDO
s'alza, di terra, col suo fiasco in mano.
IL MAINARDO.
Chi comincia?!
IL PENTITO.
Noi certo!
IL TRASPARENTE.
L'Accademia!
GANO.
Il "Mantellaccio"!
IL CANDIDO, all'Ardente:
Ardente, vincerai!
NOFERI.
Chi comincia?
GANO.
Cominci un moscardino!
CAPO BRIGATA
superando con la voce il parlottio di tutti:
Silenzio!
All'Accademia!
Dunque, accettate la gara?
E noi daremo a voi l'immenso onore
di cominciare i primi!
IL CONSOLO.
Grazie tante!
Mi dispiace veder che l'Accademia
 costretta a contendere con gente
che non conosce l'arte.
IL "MANTELLACCIO", insieme:
Uh! Uh! Uh!
IL CONSOLO
continuando galantemente:
Ma la promessa di una bella dama
e compita, che dice cos bene
cose leggiadre e molto bene adorne,
sembra troppo grande incitamento;
accettiamo!
L'ARDENTE.
Bene!
L'ANGELICO.
Bene!
IL CANDIDO.
Tutti!
IL CONSOLO.
L'Accademia comincer la prima!
L'ARDENTE.
Io stesso chiedo incominciare!
IL CANDIDO.
Io!
IL TRASPARENTE.
Io!
IL CONSOLO, all'Ardente:
Ma, se voi cominciate, o divin nostro
poeta, ognun di noi rester subito
senza premio!
IL RUBINO.
No, no: che c' qualcosa
anche per il secondo: un bel rubino!
IL CONSOLO, rianimato:
Allora, allora, dica su l'Ardente!
L'ARDENTE
inoltrandosi presso lo Smeraldo, leva di tasca un rotoletto di carta.
GANO.
Ora comincia lui!
IL MAINARDO.
Tutti a sentire!
NOFERI.
Il furioso!
GANO.
Gi la spada, veh!
CAPO BRIGATA
impazientito dalle interruzioni de' suoi:
Silenzio tutti! E non interrompete!
GHERARDO
facendo un passo innanzi, dondolante:
Vedo che l'ardentissimo poeta
ha cavato di tasca un grosso rotolo
di carta; se lo legge fino in fondo,
si muore prima.
Allo Smeraldo:
D retta, Smeraldo,
quando sarai noiata, alza la mano;
ed egli tacer per il tuo bene
e la salvezza dell'anime nostre.
CAPO BRIGATA.
Giudizio di briaco, buon giudizio!
LO SMERALDO.
 stabilito! Quando sar stanca
o in segno di disprezzo, alzo la mano!
L'ARDENTE
sicuro di s, fra il silenzio di tutti, con aria, ispirata e gli occhi rivolti allo Smeraldo, incomincia a leggere nel suo foglio:
CANZONE.
Se avviene alcuna volta
che una donna soave
passi sdegnosa, molti occhi indiscreti
le belle membra avvolte
di seta ond'ella  grave,
scrutano irrequieti.
E pur, fra tanta gente
con gli occhi a lei rivolti,
lo sguardo dell'amante
pidi tutti  costante,
fissando con intensit lo Smeraldo:
e scorre fra le sue pure fattezze
e le rare bellezze.
NOFERI, interrompendo:
Veh, veh, come la guarda!
L'ARDENTE, continuando:
gli occhi, la fronte, i bei capelli folti.
GANO.
Ahim, ci siamo!
L'ARDENTE, seguitando:
Tal ch'ei rimane spesso
com'uom che vive in dubbio di s stesso.
IL MAINARDO.
Acqua di fior d'arancio!
CAPO BRIGATA.
Zitti, dico!
L'ARDENTE
riprende, un po' impazientito, fissando lei.
Pi non guarda; egli adora
quella fronte serena,
palese segno d'onest sicura,
e gli occhi che l'aurora
invidia, e quella pura
sua bocca in cos poco spazio ardente
che con due rubinetti....
NOFERI.
Rubinetti, perlette, zeffiretti!
GHERARDO, a Noferi:
Bestia, zeffiro  il vento; zaffiretti!
L'ARDENTE
sconcertato ricomincia:
....che con due rubinetti
vivi e dolci ha possanza
di raccender l'amore
di tener desto il cuore....
GANO.
Smeraldo, alza la mano!  giunta l'ora!
L'ARDENTE, turbato, continua:
e delle guance poi la tenerezza
IL CONSOLO
come per incoraggiamento:
Ammirabile quella tenerezza!
L'ARDENTE
riprendendo forza, ripete:
....e delle guance poi la tenerezza
e la pura bianchezza
fatta di gigli candidi ed eletti
e commista di rose
colte al mattino ancora rugiadose.
LO SMERALDO
a questo punto alza la mano, fermando col gesto l'impeto del poeta. Un urlo della Compagnia del "Mantellaccio" corona la sentenza.
L'ARDENTE
getta via la sua carta e si ritira irato. Alcuni accademici gli vanno vicino.
IL "MANTELLACCIO", insieme:
Sconfitto!
NOFERI.
Tenerezza!
GANO.
Rubinetto!
IL MAINARDO.
Avanti, moscardino, tocca a te!
L'ANGELICO e IL TRASPARENTE.
Parli il Consolo!
GANO.
E sia consolatore!
CAPO BRIGATA
dominando con la voce e il gesto:
Silenzio!
Agli Accademici:
Sempre a voi spetta l'onore,
se volete!
IL CANDIDO.
No, basta!
IL PENTITO.
Tocca a noi
a ridere!
GANO.
Vedremo!
L'ANGELICO.
Tocca a voi!
IL CONSOLO alzandosi in piedi:
 carnevale; messeri Accademici,
vogliate prender questo come celia;
fate conto che sia la mascherata
pi bella che potessimo inventare!
L'ANGELICO.
Bravo Consolo!
IL CANDIDO.
 vero!
L'ANGELICO, IL CANDIDO, IL TRASPARENTE, IL PENTITO, insieme:
Evviva il Consolo!
GANO, IL MAINARDO, NOFERI, insieme:
Ora a noi! ora a noi!
LO SMERALDO
a quelli del "Mantellaccio":
Su, presto, a voi!
GANO.
Capo, comincia tu!
CAPO BRIGATA.
Canter io!
IL NOVIZIO
facendosi di nuovo innanzi.
Capo Brigata, fa ch'io gli risponda!
CAPO BRIGATA.
L'onore  mio: per questo ho disturnato!
IL NOVIZIO.
Lascia, ti prego: abbi piet di me!
NOFERI, al capo:
Non ti fidare, che dev'esser pazzo!
CAPO BRIGATA, al Novizio:
Ragazzo, mi dispiace; ma non posso;
anzi vo' dire il mio bel poemetto.
"L'Imbarcazione degli indebitati!"
NOVIZIO.
Capo Brigata,  vero, son Novizio;
ma tu non sai quello ch'io porto in petto!
Ti vo' dar prova, non del mio sapere;
ma dell'anima mia aperta e schietta,
per esser degno anch'io del Mantellaccio
che tu m'hai dato per la tua piet!
CAPO BRIGATA.
No; non cedo; l'occasione  troppo
importante: ci vuole uno gi pratico!
IL NOVIZIO, insistendo:
Capo Brigata, per la croce santa
che fu posta sul petto al pi diletto
de' tuoi morti, deh, fa ch'io gli risponda!
GANO.
Lascialo dire!
IL MAINARDO.
S; lascialo dire!
NOFERI.
 pazzo!  pazzo!
GANO, IL MAINARDO
ed ALTRI DEL "MANTELLACCIO"
No. Si lasci dire!
CAPO BRIGATA
dopo averlo considerato con piet ed affetto:
Tu voi cantare, dunque? Ebbene, canta!
IL NOVIZIO
quasi soffocato dalla gioia.
Grazie, fratello! E tu vedrai che so!
 silenzio ed ansiosa aspettazione in ognuno.
IL NOVIZIO
si inoltra di due passi verso il mezzo dell'aula come andasse verso un supremo eroico combattimento. Ma un rigurgito di dolore e di stanchezza lo prende, gli piega le gambe; balbetta:
Sono assetato e stanco; mi vedete.
Scorge l'acqua sul tavolo accademico del Consolo. Dice al Consolo:
Lasciami bere un sorso di quell'acqua!
Beve. Poi il suo volto si illumina; la fronte guarda il cielo. Parla ispirato, come ripetesse parole che gli giungono misteriosamente all'orecchio.
Hanno pianto le stelle nella notte;
Bevuto ho un sorso di pianto di stelle;
e chi beve il dolore altrui con fede
 beato,  pi forte ed  sicuro!
Sempre come chiuso nella luminosa nube d'una visione, ma con una fermezza palese
Non ho per voi composto alcun intrigo
di rime, bench sappia in ogni modo
comporre ogni poetica finzione:
pi non ricordo quello che gi dissi;
ma poi che alcuno m'ha donato oggi
la sua piet, degnandosi di me,
io voglio che pi nuova poesia
m'esca dal cuore: quella che mi detta
quest'infinita carit d'amore
che mi fa ricco verso ogni pur umile
o cosa o creatura!
E poi cacciatemi
via, se vi garba, co' vostri randelli!
Rivolto allo Smeraldo:
O ignota, che, nascosta fra' colori
della speranza, stai come assetata
d'un altro amore che somigli il tuo
cordoglio; solamente io ti conosco!
Io che so bene il muto palpitare
del tuo bel verde: segno manifesto
della vita serena che dai monti
al fondo mare germina nel sogno....
Cos vestita tu mi raffiguri
la mia pi bella libert, di quando,
per le campagne libere perduto,
seguendo i sogni miei, boschivi uccelli
che non mai raggiungevo, un infinito
vezzo di gemme simili a te stessa
ed alle tue compagne ritrovavo.
O strana ignota, se negli occhi miei,
se nella gola mia tu scorgi il pianto,
non istupirti; bene io t'ho compresa;
io ti rammento; io gi ti conoscevo.
Tu chiedi un fiore della sconfinata
bellezza che nel mondo pochi scorgono
ed a me ti rivolgi; ascolta ascolta,
e giudica se bene io ti conosco!
Io povero e felice viatore
m'ero perduto un tempo nell'aperta
campagna come si disperde un'eco.
E nell'andare mi dimenticavo
del mio essere tanto m'eran care
le pi umili cose; ed il mio canto
era siccome il frutto della via:
di chi primo lo coglie; e sulla sera
ognuno abbandonava la fumante
tavola per udire i miei cantari,
e mi dava il mio pane ed il mio tetto,
per ch'io dicevo in chiare e antiche ottave
belle gesta di cavalieri erranti,
avventure di mostri e di giganti
dallo stomaco grande come un'aia,
incantamenti e amori senza fine;
e qualche volta, preso dall'ebbrezza
del dire, anche di me stesso cantavo,
e, nella notte sotto le veglianti
stelle o la luna tonda e malinconica,
tutta l'anima mia scioglievo, e, come
fosse stata un gran velo sterminato,
agitandola al ritmo del mio dire,
la lanciavo nel cielo e l'annodavo
ai veli delle costellazioni!
Cos vivevo; libero ed insieme
di tutti; come l'armonia del mondo!
E un giorno, - o ignota, ascolta, - in un meriggio
bruciante, mentre divampava il sole,
fui colto dalla febbre e dall'arsura,
e, a fatica avanzando, ad ogni passo
scorgevo la mia fine, e, gi prostrato
e vinto, m'ero dato come morto
al sole, padre mio grande e possente;
quando una voce nel mio stordimento
mi rianim; qualcuno mi porgeva
da bere ad una brocca. Era una fresca
giovinetta che disse: - Gran peccato
che tu sia cos stanco, ch vorrei
sentire un po' del tuo bello cantare. -
No; no! Non sono stanco, io dissi, no:
se tu preghi il poeta anche morente,
la tua preghiera stessa  la sua vita,
ed egli canta fino alla sua morte!
E cos ora tu, vivo ricordo
di verzure smaglianti, o desioso
smeraldo, segno di mia libert,
tu batti a questo cuore avido e fervido,
che racchiude le creature tutte
e le cose in un impeto d'amore,
ed egli pronto ha cantato per te,
che solamente  cuore di poeta
quello che acceso dal possente amore
del tutto, come i pi ricchi elementi,
a nessuno rifiuta il suo conforto!
Appena ha finito, tutta la Brigata del "Mantellaccio" prorompe in un unico grido di gioia, sentendo in lui, con l'istinto del popolo, la forza religiosa del poeta.
IL "MANTELLACCIO"
tutti insieme confusamente:
Vittoria!
Vincitore!
Consacrato!
NOFERI.
Con noi!
GANO e IL MAINARDO.
Del "Mantellaccio"!
CAPO BRIGATA, abbracciandolo:
Vincitore!
Tutti quelli del "Mantellaccio" vogliono abbracciarlo, e gridano confusamente:
Vincitore!
Fratello!
Il gran Novizio!
GLI ACCADEMICI
insieme con quelli del "Mantellaccio", frammischiatamente:
 un cantambanco!
Un giullare!
Senz'arte!
Oscuro!
Non ha senso!
Non ha forma!
IL CONSOLO
in piedi sulla, sua cattedra, si sforza di parlare.
GLI ACCADEMICI
sempre confusamente con quei del "Mantellaccio":
Parli il Consolo!
Il Consolo!
IL "MANTELLACCIO"
insieme e tutti mischiati nelle grida e ne' gesti; rivolti verso il Consolo e gli Accademici:
No! No!
CAPO BRIGATA, con voce enorme:
Silenzio! Ha da parlare!
IL "MANTELLACCIO".
No! No!
CAPO BRIGATA.
Zitti!
IL CANDIDO e L'ILLUMINATO.
Lasciatelo parlare!
NOFERI e GANO.
No! No!
CAPO BRIGATA
avanzandosi verso il Consolo con voce di comando:
Parla!
Si fa silenzio. Le donne in fondo, atterrite prima dal voco grande, ora aspettano rincuorate.
IL CONSOLO.
Quest'uomo ha detto cose incomprensibili!
CAPO BRIGATA.
Per te s, non per noi!
IL CONSOLO.
E con voi resti!
Stia con la plebe!
IL "MANTELLACCIO".
Si ride di lui.
NOFERI.
La plebe sei tu!
GANO.
La pagherai!
CAPO BRIGATA.
Fermi! Fermi!
Al Consolo:
Continua!
IL CONSOLO.
Ma se qualcosa ha pur detto di bello,
io debbo in verit far osservare
alla dama, che forse aspetta ancora
il poeta perfetto da prescegliere,
che costui non conosce il fren dell'arte!
CAPO BRIGATA
interrompendo bruscamente, rivolto alla donna:
Smeraldo, parla tu!
LO SMERALDO
silenziosamente, seguito dal Rubino, si approssima al Novizio, e gli d il ramo di alloro:
Ecco, poeta!
IL "MANTELLACCIO"
insieme, giubilando, confusamente:
Ha vinto!
Ha vinto!
Evviva il "Mantellaccio"!
L'ARDENTE
conquistando col gesto e con la voce il silenzio.
Consolo: noi qui siamo in casa nostra,
e qualche trama  stata certo ordita
per ingannarci!
IL CONSOLO
scendendo dello scanno:
 vero! Noi vogliamo
conoscete la donna mascherata!
S'inoltra verso la donna.
L'ARDENTE.
 vero! Gi la maschera!
Tenta metterle le mani al viso; mentre
GLI ACCADEMICI gridano:
Gi! Gi!
CAPO BRIGATA
si slancia contro l'Ardente e lo respinge; dietro lui vengono quelli del "Mantellaccio". Gli Accademici circondano l'Ardente infuriato.
Villano! Indietro!
IL "MANTELLACCIO", insieme:
Indietro!
CAPO BRIGATA.
Voi, plebaglia!
GLI ACCADEMICI
sono respinti e tenuti dietro dalla forza della Brigata del "Mantellaccio"; ma gridano sempre:
Canaglia!
Gente vile!
IL "MANTELLACCIO", mescolatamente:
Indietro! Indietro!
IL CONSOLO
nel tumulto riceve un grosso spintone: cade a sedere in terra e mentre  cos
IL RUBINO
s'avvicina a lui e gli d in mano un biglietto, che egli prende e guarda comicamente stupito, e che poi nasconde, restando per la maraviglia sempre nella sua comica posizione. - Il Rubino ritorna fra le maschere rapidamente.
CAPO BRIGATA
dominando sempre il tumulto, proteggendo con le sue grandi braccia le maschere:
Son protette da noi! Dal "Mantellaccio"!
IL "MANTELLACCIO"
si avvia verso l'arco d'uscita proteggendo le donne e gridando.
GANO e MAINARDO.
Uscite, uscite! Libere con noi!
IL "MANTELLACCIO"
 presso l'uscita, avendo spinte fuori le donne.
GLI ACCADEMICI
trattengono sempre l'Ardente, dicendo ai competitori:
Andate! Andate! Andatene alle stinche!
IL "MANTELLACCIO"
esce come  entrato, gridando:
Viva la Compagnia del Mantellaccio!
Cala la tela.
 ATTO SECONDO.
La ricca saletta di un palazzo antico. In fondo, una gran finestra s'apre su un terrazzo: si vedono le piccole strade di Firenze. Una porta per lato. Una tavola con seggioloni, ed altri mobili ed addobbi.
Da destra entra GENTILINA, seguita da Puccio, vero nome del CRISTALLINO.
GENTILINA.
Entrate, messer Puccio, avvertir
messer Pietro che legge, come al solito,
che voi siete arrivato.
Si avvia.
PUCCIO, richiamandola:
Gentilina,
dimmi.... Madonna  insieme col signore?
GENTILINA.
No, no! Messere  solo coi suoi libri.
Anzi, a volta mi par che non sia solo,
perch sento discorrere; ma  lui
che borbotta da s.
PUCCIO.
Lisa.... dov'?
GENTILINA.
 insieme con madonna!
PUCCIO.
Non potresti
dire alla Lisa di venir di qua,
senza che ti sentisse la padrona?
GENTILINA.
Messere!
PUCCIO.
Eh, via!
GENTILINA.
Madonna ha tanta cura
di quella sua cugina! Come fosse
sua sorella minore....
PUCCIO.
Ed io ne voglio
avere anche pi cura! Tu ben sai
che l'amo d'amor serio! Gentilina!...
GENTILINA.
Bene; aspettate, che l'avvertir!
PUCCIO.
Oh, cara Gentilina del mio cuore!
GENTILINA, sospirando:
Eh! Gentilina di nome e di fatto!
Esce da sinistra.
PUCCIO
resta solo in attesa, dando segni di gioia.
LISA, entrando quasi subito:
Oh! Puccetto!
PUCCIO.
Rubino mio splendente!
LISA.
Parla piano!
PUCCIO.
Baciamoci in silenzio!
LISA.
Come corri!
PUCCIO.
Lisetta, il tempo passa:
un basin come dicono a Venezia.
LISA
Eccoti un bacio per la mia diletta
patria.
PUCCIO.
Eccone un altro per la mia!
LISA.
Furbo!
PUCCIO.
Toh, guarda! T' rimasta al viso
la maschera!
LISA.
La maschera?
PUCCIO.
S; qui
dov'ora t'ho baciata, c' rinato
un rubino!
LISA, ricordando:
Oh, giornata memorabile!
Quella canzone era proprio un desio!....
PUCCIO.
Ma, dimmi, Lisa: io conoscevo tutte
le maschere: son io che l'ho ordinate....
Ma non posso sapere chi era quella
che cos bene ha fatto da Smeraldo.
Chi era? Dimmi!
LISA.
Non lo posso dire:
non lo so.
PUCCIO.
S: lo sai! Era madonna
Silvia! La tua cugina!
LISA.
Zitto!
PUCCIO, con maraviglia:
Lei?!
Comicamente:
Oh, gioia! E suo marito?!...
Ride.
S, ma in fatti,
come avrebbe potuto riconoscerla?
Ell'ha mutato cos ben la voce,
che pareva una maga, anzi una musa
mascherata di verde; anzi Diana....
Povero Piero!
LISA.
Parla piano!...
PUCCIO.
 vero!
E poi che cosa avete ingarbugliato?
Era concluso che, venendo insieme
con la mia mascherata all'Accademia,
avresti fatto nascere una gara,
promettendo al poeta da prescegliere
di far vedere il tuo volto, e che poi
avresti dato al vincitore il foglio
ch'io scrissi pieno di frasi d'amore,
e con l'invito cos tentatore
di recarsi a vederti all'Osteria
del Passo, dove quei del "Mantellaccio"
da me avvertiti, ch conosco il capo,
te l'avrebbero accolto in modo degno.
Ed avevamo detto che l'invito
dovesse andare al perfido e pedante
Illuminato, il critico feroce
d'ogni mio verso.
LISA.
Ed infatti ho seguito
gli ordini avuti; se non che il biglietto,
indignata, l'ho dato a messer Piero.
PUCCIO.
Al Consolo?!
LISA.
S, a lui, caduto in terra
volendo smascherare la sua donna!
PUCCIO.
Ed egli andr laggi?! Povero Consolo!...
E la Silvia che dice?  suo marito!
LISA.
Egli  un uomo intrattabile, noioso;
 suo marito s; ma, se va dietro
all'invito di quella ribaldella
mascherata da gemma ch'ero io,
e si reca alla bettola, si merita
che lo burlino!
PUCCIO.
 vero, s; ma l'altro,
il poeta che ha vinto, verr qui
a conoscer Madonna, senza maschera!
LISA.
Se Piero lascia la sua casa,  giusto
che sia cos!
PUCCIO.
Mi diverto! Mi godo!
Oh, la mia poesia, quanto scompiglio!...
LISA.
S, s; ma non si creda che madonna
voglia disonorarsi! Tu ben sai
quale ornata persona e costumata
ella sia! Ma, impegnata ormai la gara,
ella volle dar premio a quel poeta
che tanto la commosse!
PUCCIO.
E fece bene!
Piet ci vuole per gli sventurati
poeti! S; ma, intanto, io penso al Consolo!
Ah, voglio andar di certo all'osteria!
LISA.
Dimmi ancora, Puccetto: non ti pare
che quando Silvia parlava, l'Ardente,
o meglio l'Altoviti, la guardasse
con passione; e cos quando ha letto
egli i suoi versi? Non sospetti tu
che l'abbia conosciuta?
PUCCIO.
Non pu essere!
LISA.
Sai ch'egli  fortemente innamorato
di Silvia....
PUCCIO.
Non sapevo.
LISA.
 come folle!
Pi e pi volte  venuto qua, valendosi
dell'amicizia sua con messer Piero,
e l'ha oppressa con le sue querele
d'amore!
PUCCIO.
Io mi credevo che venisse
per te.... Madonna per....
LISA.
Non l'ascolta;
ma soffre, e teme! Non parlarne, sai!
Eccola qua!
Entra Silvia da sinistra.
PUCCIO s'inchina.
Madonna!
SILVIA.
Ecco il poeta!
PUCCIO.
Non bastante a cantar le vostre lodi,
Madonna!
SILVIA.
Non le mie, ch la Lisetta
ha tante grazie che potrai cantare 
tutta la vita.
PUCCIO.
Ne fo giuramento!
LISA.
Io non lo creder!
SILVIA.
Sar pi dolce!
PUCCIO.
Nessun contrasto! Io sono cos lieto:
Gi, da quando la Lisa m'ha ridette
a memoria le belle canzonette
che si cantano nella sua Venezia,
m'ha ridata la vita; ed io far
di quelle canzoncine una corona
capace di legare a nodo stretto
l'Accademia che ormai ho gi deciso
di lasciare. Che dite voi. Madonna?
LISA, a Silvia:
Puccio sa tutto!
SILVIA.
Dico che farai
un gran bene, ch son molto ridicoli,
mio marito compreso. Anzi, di questo
appunto ti vorrei parlare. Io temo
d'aver fatto assai male a venir l.
Forse una donna savia e costumata
non doveva arrischiarsi fino a tanto....
Ma l'occasione era bella e propizia:
Quella tua mascherata, e la Lisetta
che aveva tutto bene preparato....
E il desiderio di veder la sede
magna dell'Accademia e sentir quello
che vi si dice, era in me cos forte....
Ora son triste per esservi andata,
che m'ha insegnato molte e molte cose,
e soprattutto come l'arte sia
le pi volte un inganno cos goffo!
Essa risplende di gran barbaglii
apparenti; ma se la tenti appena,
svanisce al tocco anche pi delicato
della tua fede!...
PUCCIO.
Non tutta. Madonna!
SILVIA.
 vero!
PUCCIO.
Voi avete dato un premio!
SILVIA.
....Proprio quando volevo non premiare,
tanto sdegno m'avevano destato
que' poeti! Ma quell'arcana voce
m' parsa cos nuova!... Chi sar
quell'uomo? Quanto ancora egli potr
dire? Sar, come parrebbe, un tristo
viandante? Ho un immenso desiderio
di riudir la sua parola, ancora;
e tanto ho perso nell'illusione
della mia vita oggi, quanto spero
riavere, credendo che la vera
poesia ci pu forse consolare
di quello che ci parve un dolce incanto
e che diventa all'improvviso il ghigno
d'un fauno beffatore: come tutta
l'anima bella che credevo fosse
ne' buffi versi di quel mio marito....
E cos parler con questo povero
cantastorie.... Se  male quel che faccio....
PUCCIO, interrompendo:
Oh, Madonna, vorrei come il Novizio
baciare il lembo della vostra veste!
SILVIA.
....Se quel che faccio  male, mi consoli
del mio dolore! Io sono una delusa,
e nulla  pi penoso dell'amore
che sfugge o ride innanzi alla tua fede!
LISA.
Silvia ha ragione!
A Silvia:
E poi, se Messer Consolo
andr a cercar Rubino all'osteria,
tu potrai ben parlare col poeta:
ci sar io, Gentilina ed il servo:
Che c' di male?
SILVIA, a Puccio:
Solamente, io voglio
da te un favore. Recati laggi
all'Osteria del Passo, dove forse,
e speriamo di no, si recher
messer Piero; e abbi cura che non siano
con lui troppo feroci, ch'io n'avrei
gran rimorso.
PUCCIO.
Madonna, state certa,
ch'io ben conosco quel capo brigata
e con lui sono in molta confidenza.
Mio padre, anima santa, gl'insegn
a non sbagliare i versi; ed egli fece
per lui quelle bellissime inferriate
che abbiamo nella casa a pianterreno.
SILVIA.
Grazie, Puccio!
PUCCIO.
Ma se non ander,
come farete quando quel poeta
verr qui?
SILVIA.
Non verr senza di te.
LISA.
Oggi, dopo la gara, io, prima ho dato
lo scritto a Messer Piero, e al cantastorie
ho poi detto: - Sentite, galantuomo:
se volete vedere lo Smeraldo,
che, v'avverto,  una pietra splendidissima,
recatevi sul Canto della Paglia
a buon'ora di notte, ed aspettate! -
Ora di certo  l.
PUCCIO.
Volete dunque
ch'io v'aiuti? Ho capito: mi porr
gi, dinanzi alla porta e, se vedr
uscire Messer Piero, andr dall'uomo
sul canto, e gli dir di salir su.
E poi correr presto all'osteria.
SILVIA.
S; grazie!
LISA, a Silvia:
Silvia, anche Puccio conosce
il mio dubbio che l'Altoviti, il perfido
Ardente, t'abbia conosciuta....
SILVIA.
No!
Non pu essere!
PUCCIO.
Nemmen'io lo credo!
LISA.
Ecco Piero; ecco Piero!
Entra Piero de' Benci, il Consolo.
IL CONSOLO, scorgendo Puccio:
Oh, Cristallino!
Invece che al lavoro, sei a zonzo!...
E scommetto che il Carnovale....
PUCCIO.
No!...
Venivo qui da voi, per farvi leggere
una mia cosa.... che mi par perfetta....
IL CONSOLO.
Oh, se ti par perfetta,... come al solito,
non hai bisogno ch'io te la rivegga!...
PUCCIO.
Scusatemi, maestro!
IL CONSOLO.
E poi, io debbo
stasera uscire; che mi aspetta a casa
l'Ardente, per cagion dell'accaduto....
Io spero, Cristallino, che tu avrai
taciuto quello che  successo? Sai
che  segreta ogni cosa che accade
da noi....
PUCCIO.
Oh! taciutissimo, messere!...
LISA, maliziosamente:
E che cosa  accaduto, se si pu....
IL CONSOLO.
Un battibecco sopra un aggettivo....
LISA.
Oh! Leticarsi per cos pochino!...
IL CONSOLO, a Silvia:
Ti prego: fammi avere il mio robbone....
SILVIA, mestamente:
Quello di panno?
IL CONSOLO.
No, quello imbottito;
quello di seta, alla napoletana,
e con la cintola di panno d'oro.
Convien ch'io me lo metta, qualche volta!
SILVIA.
Oh, la sera mi pare adatta!...
A Lisa:
Lisa!
Avverti Gentilina!
IL CONSOLO
A Lisa, che  per uscire da sinistra:
Ed il berretto
a pennacchio! E i guanti!
LISA esce e subito ritorna.
PUCCIO.
Fa bel tempo!
Magnifico stellato!
IL CONSOLO.
Bene! Bene!
A Puccio:
Ma, tu che fai? Aspetti forse me?
PUCCIO.
Vedo che vi molesto.... Vi saluto!
IL CONSOLO.
Addio, Puccio!
Gli d la mano senza guardarlo.
PUCCIO, a Silvia:
Madonna, sempre vostro
servidore!
SILVIA.
Addio, Puccio! Abbi gran cura
di te stesso....
Accennando nascostamente il marito.
che i tempi corron brutti....
Buon per chi resta accanto al focolare!
IL CONSOLO, con ironica ipocrisia:
Parole sante!
PUCCIO, a Lisa, salutando:
Damigella....
LISA.
Serva....
PUCCIO.
Esce. Entra Gentilina con gli indumenti consolari.
IL CONSOLO, a Gentilina:
Dammi qua!
Indossa il robbone.
Lisa, che ne dite voi?
Mi toma bene?
LISA, furbescamente:
Come il guscio all'ovo!
IL CONSOLO, panneggiandosi:
Gran bell'abito questo, alla spagnola!...
Fa l'uomo snello e forte al tempo stesso....
SILVIA, sospirando:
Forte di fuori; debole di dentro!...
IL CONSOLO.
Madonna! Parlereste voi per me?...
SILVIA.
No; parlo delle usanze....
IL CONSOLO, a Gentilina:
Qua il berretto!
Se lo mette in capo. Gentilina esce.
SILVIA
leva da un cofano uno stile. Lo porge al marito.
Prendete lo stiletto.
IL CONSOLO.
Per far che?
SILVIA.
Non si sa mai....
IL CONSOLO.
Forse avete ragione!...
Prende lo stile e se lo mette alta cintura. Poi a Lisa:
Lisetta, buona notte!
LISA.
Messer Piero!
Attento al carnasciale!...
IL CONSOLO, a Silvia:
Addio!
SILVIA
malinconicamente, senza guardarlo.
A domani!
IL CONSOLO
sulla porta di destra,essendo per uscire:
S, s; meglio, a domani.... Torner
tardi....
Esce.
Pausa.
LISA interrompendo con gioia.
 gi uscito!
SILVIA mestamente.
E molto mi dispiace!
Come fra s, dolorosamente:
Mai un pensiero attento; una parola
diletta. Io vivo come fossi schiava!
Ed egli empie le carte di sonetti
alla sua dolce donna, alla tiranna
del suo cuore; alle luci limpidissime
di quella che lo tiene incatenato!...
LISA.
Povera Silvia!... Ci vuol pazienza!
Vediamo intanto se l'altro  al suo posto...
Dalla finestra il Canto della Paglia
si vede....
Si avvicina al balcone: apre e guarda gi.
Eccolo l!
SILVIA.
Davvero?!
LISA.
Proprio!
Oh, Dio! Com' strappato; non ha pi
nemmeno il suo mantello! L'ha sul braccio!
Il poveretto teme che lo burlino!
SILVIA, con timore:
Lisetta, vieni qua, che non ti veda.
LISA.
Non mi conosce!... Ecco, Puccio gli parla.
Ora si muove. Oh, Dio, come faremo!
Allontanandosi dal balcone.
Gli ander incontro io!
SILVIA.
S, va; che intanto
dar gli ordini!... Parla con Michele:
che stia attento. Sappi fare!...
LISA
prima di uscire da destra, si approssima ancora a Silvia.
Silvia!
Tu tremi.... Ma l'impresa  bella! Forse
quest'uomo ha fame! Il destino non pu
amareggiare il bene che farai!
SILVIA.
Va!
LISA, esce da destra.
SILVIA
chiamando alla porta di sinistra:
Gentilina!
GENTILINA comparisce.
SILVIA.
Va pure a dormire!
Non ho altra necessit di te!
Gentilina indugia.
M'aiuter la Lisa!
GENTILINA.
Buona notte!
Esce.
SILVIA
si approssima alla porta di destra. Sta un po' in ascolto. Quando sente che qualcuno giunge, esce dalla porta di sinistra. - Dopo un poco entra Lisa, che conduce il Novizio.
LISA.
Entrate qua, messere.... Siete stanco?
IL NOVIZIO
turbato, ma con naturalezza:
Non sono stanco.
LISA.
Mi riconosceste?...
IL NOVIZIO, con meraviglia:
Siete voi?
LISA.
Non son io! Ero il Rubino....
IL NOVIZIO, vagamente:
Ah!
LISA.
Lo Smeraldo sar qui fra poco....
Breve pausa.
Volete ristorarvi?
Prende di su un mobile un piatto di confetture.
Ecco, guardate:
qui ci son confetture.
IL NOVIZIO.
No, no, grazie!
Con quei compagni l non si patisce....
Ma, gradir per voi.
Prende un dolce, lo assaggia.
Son buoni. Grazie!...
LISA
impacciata, non sa quel che dire: guarda il Novizio; s'approssima alla porta di sinistra. Apparisce Silvia. Lisa esce.
IL NOVIZIO, scorgendo Silvia:
Oh, madonna.... Scusatemi l'ardire....
SILVIA.
Ma, no!...
IL NOVIZIO.
Se il desiderio di vedervi
m'ha fatto cos ardito.... Ma credevo
ad una burla....
SILVIA.
Invece, io vi aspettavo.
IL NOVIZIO.
Se vi avessi saputa cos adorna
di piet, di bont, cos discreta....
no, non sarei venuto....
SILVIA.
E che sapete?
Com' che mi vedete cos adorna
di codeste virt?
IL NOVIZIO.
Dagli occhi vostri
materni e sconsolati....
Pausa lieve.
Oh! voi non siete
la donna mascherata!...
SILVIA.
S; son io....
Sorridendo.
E non credevo di trovare in voi
un giudice....
IL NOVIZIO.
No! No! Son io che debbo
Umiliarmi innanzi a voi. Guardatemi
come sono. Ho vergogna del mio essere,
e mi vorrei nascondere nell'aria....
parlarvi non veduto....
SILVIA.
Ma son io
che v'ho pregato! Se il vedermi  un dono
per voi, l'avete vinto con la vostra
arte!...
IL NOVIZIO
come liberato da un'oppressione: con naturalezza:
Ah, capisco! Voi volete forse
che vi canti qualcosa? C' qualcuno
che vuol sentire?
SILVIA.
Io voglio che voi siate
sincero come siete stato oggi
dinanzi a tutti!
IL NOVIZIO.
Sincero?! E potrete
sopportare ch'io dica a voi, madonna,
tutto quello che cerco di nascondere
nel pi profondo, perch questi cenci
non diventino a me scherno stridente?
SILVIA.
Parlate, e allora mi dir felice
d'aver seguito una strana follia,
che forse condannate.
IL NOVIZIO.
No, no, no!
E che sia benedetta, se m'ha dato
questa diversa mia felicit:
mia, che mi sta qua dentro come viva,
e mi stringe e mi scalder per sempre!
SILVIA.
Felicit?!
IL NOVIZIO.
S! Voi siete la prima
che, senza vergognarvi, avete fede
nel mistero del mio vivere strano,
e guardate, soave, la mia vita
senza timore: anzi con occhio buono.
SILVIA.
Come vivete voi?
IL NOVIZIO.
Volete dire
qual  il destino della vita mia?!
Dare agli altri la gioia che nessuno
mi rende, o mescolarla col dolore
perch altri nel suo cuore turbato
ritrovi il bene, e sia come la pianta
che regge i venti e si nutre di foglie
morte. Io cammino fra mezzo alle genti
come un buono giullare. Io so che gli uomini
trascurano l'amor consolatore
del tutto bello; ed io m'accendo ed ardo
per ogni cosa: e agli uomini distratti
racconto le bellezze che m'esaltano,
e reco un soffio di sincero amore:
come la nube esalta in cielo il mare,
lo purifica e sparge sulla terra
per la sete degli uomini. La vigna
ismisurata delle mie passioni
che maturano sempre sotto un sole
eterno, dona grappoli per tutti;
ed io spremo, a chi mi protende un calice
d'oro, il mio rosso vino, o a chi mi tende
anche un'umile ciotola, o soltanto
il cavo della mano anche tremante:
che se l'accosti alle sue labbra, e goda!
Pausa lieve.
Vivo per tutti io; ma per nessuno
vive il mio cuore; e, quando si risveglia
da' sogni suoi fiammanti,  come povera
e sola, abbandonata, umile cosa;
e tutta la malinconia del mondo
egli sente racchiusa in s: nessuno
lo riscalda, nessuno  curioso
d'accostar la sua testa a quest'ordigno
di dolore, per dirgli: Soffri tu?
Soffri tu per te stesso?...
Ora, pensate
come la vostra immagine pietosa
mi consola e mi turba, perch'io sento
che la mia sorte non potr mutare.
SILVIA.
Ma come e dove siete nato voi?
IL NOVIZIO.
Era mio padre abile cantastorie:
raccontava in ottave ch'io rammento
ancora, i fatti del Re Carlo Magno,
e declamava anche nelle citt,
e qui a Fiorenza in Piazza San Martino,
prima che i letterati di gran nome
cacciassero i cantori alle campagne.
Quando mor mio padre ero ragazzo
e seguitai l'eco del suo cantare,
mutandolo talvolta a modo mio
per amore di tante cose belle
che nessuno ha guardate con ardore.
E per la prima volta mi ritrovo
in una stanza calda ed arredata:
quello che mi conosco di pi bello
sono i castelli e le case de' preti
nelle campagne dove io sono accolto,
girovago, per qualche giorno e leggo
i molti libri che sempre vi sono.
E per la prima volta io sono ammesso
cos pietosamente in una bella
casa e mi vedo innanzi ad una donna
bella come voi siete....
SILVIA, turbata:
Ahim, ch'io tremo
che qualcuno ritorni....
IL NOVIZIO.
Ah, voi non siete
padrona di parlare ora con me?...
Breve pausa.
Ma.... Posso domandare a voi, chi siete?
SILVIA.
E se ve lo dicessi? A nulla, a nulla
gioverebbe! Per curiosit
sono venuta oggi all'Accademia.
Quello che avete detto m'ha commosso,
ed ho voluto sentirvi parlare
ancora, e la promessa da me fatta
di mostrare il mio volto senza veli,
la mantengo per voi.
IL NOVIZIO
fissandola come ispirato dalla sua bellezza.
Volto che sempre
ricorder; sebbene io lo conosco
appena appena, e per quanto vorrei
vederlo, contemplarlo tanto tempo,
perch restasse in me cos vivente,
da risplendere in ogni attimo nero
dello spirito mio....
Pausa. Silvia tace, gli occhi bassi
Madonna, come
ora mi sento infelice guardandovi;
e soffrir, certo la prima volta
cos profondamente, quando ora
dovr lasciarvi; mi parr che tutto
quello che fino ad ora ho tanto amato
sia nulla innanzi al vostro dolce viso
che non ritrover.... Ma, vi ringrazio
anche di questo male che  pur bello
e gi mi prende, come se, da quando
esiste, la ragione mia vi fosse
stata schiava.
SILVIA.
Vi preg, basta, basta!
Quello che dite  troppo doloroso....
Io v'ho tolto alla vostra bella vita
di sogni; e voi mi risvegliate in cuore
una sopita infinit di sensi
che nessuno acquiet; voi mi recate
un fascino che inganna; ed io non debbo
ascoltarlo!
Dolorosamente:
 gi l'ora.... Addio signore.
IL NOVIZIO
con malinconica naturalezza:
 vero; debbo andarmene.
SILVIA.
Ma, dove?
IL NOVIZIO.
Andr da'miei compagni.... Ma, per ora....
Forse domani lascier Fiorenza.
Sar meglio.
SILVIA.
E perch non domandate
aiuto a qualche principe e signore?...
IL NOVIZIO.
Non temete per me, che la mia vita
 bella! E forse voi siete la prima
creatura che con il vostro bene
mi addolorate.... Ed io, quando sar
scomparso, il bene e il male legher
in un canto che forse da me solo
capir.... Qualche volta nei remoti
miei uditor, fra la gente semplice,
la mia corte, qualcosa d'incompreso
passer come un brivido di febbre....
Sarete voi che attraverserete
il chiaro fiume dei miei canti umani....
Addio!...
SILVIA
commossa profondamente:
Come lasciarvi un pi durevole
ricordo? Che donarvi?... Questa mia
gemma?
Sta per istaccarsi il fermaglio gemmato della veste.
IL NOVIZIO, fermandola col gesto:
Dimenticate che mi avete
gi donato l'alloro!... Eccolo qua!
Si apre la veste sul petto.
E m' caro sapete!... Pi di tutto!
Pausa.
SILVIA
resta muta un poco, riflettendo. Il Novizio  quasi alla porta per andar via.... Silvia chiama con voce strascicata dall'emozione.
Lisa!
LISA apparisce quasi subito.
SILVIA.
Accompagna....
LISA
traversando la scena con passo e con voce cauti.
Di l c' Michele....
Entra a destra. - I due restano un momento ancora muti, soli; un attimo e poi:
IL NOVIZIO.
Ch'io baci quella vostra mano!...
Le prende la meno e la bacia ardentemente; ma con rispetto.
Grazie!
Grazie, benefattrice!...
Esce quasi subito. - Momento di pausa. - Silvia sola, gli occhi fissi in un pensiero vasto come l'amore. - Ritorna Lisa: parla con voce discreta.
LISA.
 andato!... Scende....
Michele l'accompagna.... Ho udito tutto....
SILVIA.
S!
Dal profondo dell'anima.
Come sono, ahim, turbata!...
LISA.
Quale
mistero!
SILVIA, lentamente:
S. Sembra come sognata
quest'ora; non vissuta.... Chi  passato
di qui? Nulla di meno consistente:
nulla di pi umano....
LISA
dopo un attimo, levando appena la sua vivacit attristita.
Io vo' vederlo!
S'avvia verso il balcone.
Io credo che cammini come un'ombra....
Spalanca la finestra. - Dopo un attimo dalla strada giunge la voce del Novizio che canta una strofa sull'aria di una laude.... Canta allontanandosi.
VOCE DEL NOVIZIO
Dolorosa e sconsolata
traboccante di cordoglio,
sento l'anima assetata
presso il bene, come scoglio
presso il mare: non si sazia
mai dell'onda che lo strazia:
e per lei si strugger.
LISA.
Ascolta!...
SILVIA.
Canta!
La voce del Novizio si perde lentamente nella notte. - Le donne ascoltano come rapite. - Pausa. - Poi entra Michele.
MICHELE.
Madonna! Madonna!
SILVIA si volge a lui.
MICHELE.
Messer Luca Altoviti  qua!
LISA.
L'Ardente!
MICHELE.
Era presso la porta quando  uscito
quel messere; ho richiuso; egli ha bussato;
Ho riaperto. Deve dirvi cose
gravi da parte del padrone!
SILVIA
come atterrita. Additando la porta a destra.
 l?
Perch l'hai fatto entrare?
L'ALTOVITI, entrando:
Non temete....
Mentre si spenge il canto del poeta,
lasciate ch'io vi dica alcuna cosa
importante....
La voce del Novizio si tace lontana.
SILVIA.
Parlate: io sto con ansia!
L'ALTOVITI.
A voi sola!
SILVIA.
A me sola?
A Michele:
Va, Michele!
Michele esce; a Lisa:
Lisa! aspettami l.
Lisa esce.
Parlate. Subito!
L'ALTOVITI.
Il povero Smeraldo s' offuscato!
SILVIA.
E che sapete voi? Che dite mai?!
L'ALTOVITI.
All'Accademia m'ero immaginato
che foste voi, e allora ho seguitato
da lontano, ma ad ogni passo suo,
quel poeta straccione; ad ogni istante.
Ecco il modo che m'ha condotto qui
sapendo tutto. Ed ho veduto Piero
che m'ha pur fatto leggere la lettera
di Rubino. Egli andava dove voi
volevate che andasse! Per trovarvi
sola con questo mendicante!  vero?!
E mi direte ancora d'esser pura,
immacolata? Quanti baci, quanti
v'ha dato sulla bocca che non ama
come amo io? Parlate!
SILVIA.
Basta! Basta!
L'ALTOVITI.
Ahim; s'io non potr baciarla pi
pura come ho bramato, la tua bocca;
anche cos mi sazier.... Ti prego,
Silvia, amore; io mi perdo ora per te;
vedi m'abbasso alle pi vili imprese:
abbi piet di me....
S'accosta, a lei.
SILVIA.
Silenzio! Indietro!
L'ALTOVITI.
No, no, che ancora non t'ho detto tutto:
il dolore, lo strazio, la tortura,
che mi faranno certo perdonare
da te!... Silvia!
SILVIA.
No! No! Mai! Mai!
L'ALTOVITI, a bassa voce:
Perdonami.
Io tacer.... Sar complice tuo!
SILVIA.
No, mai, ch'io sono onesta e non vi temo!
L'ALTOVITI, cambiando voce:
Egli dunque t'ha come avvelenata!
SILVIA.
Son come prima e mai vostra, mai, mai!...
L'ALTOVITI
tremando di passione e di rabbia:
Badate! Ch'io non voglio che mi scappi!
Io lo raggiunger l'amore vostro!
Io giuro sopra il mio cieco dolore,
che, se voi mi scacciate, lo raggiungo
e l'ammazzo!
SILVIA.
Via! Via! Fuori di qui!
LISA
apparisce atterrita sulla porta.
L'ALTOVITI.
Ah, volete? Badate!
SILVIA.
Via! via! Lisa!
Si butta incontro alla fanciulla.
L'ALTOVITI, con ira:
Va bene! Lo raggiungo in un momento!
Fugge per la porta di destra.
SILVIA
tremando stretta dalle braccia di Lisa.
Lisa!
LISA.
Ho sentito!
SILVIA.
Vile! Orrendo!
Riflettendo, con terrore:
Ahim!
Che cosa ho fatto?! No!
LISA.
Se lo raggiunge
certo l'ammazza!
SILVIA.
No! Per me?! No! No!
LISA.
Forse non lo raggiunge....
SILVIA.
No!... Ma sa
dove trovarlo!... E Piero?! Ahim, no! No!
Lisa corre a balcone.
Non pu essere!
LISA dal balcone:
 l; corre!
SILVIA.
Io non debbo!...
Usciamo! S!
Alla porta di destra; chiama:
Michele!
Si sente come l'eco lontano di un canto volgare.
LISA.
Ascolta! Ascolta!
 impossibile uscire!  Carnasciale!
Noi saremo assalite!
SILVIA, tremando:
 vero!  vero!
Riprendendosi.
No! No! Debbo impedirlo ad ogni costo!
A Lisa:
Prendi i veli! Copriamoci!
Lisa esce da sinistra e subito torna. - Entra Michele.
Michele!
Accompagnaci!
A Lisa, giunta coi veli:
Presto! I veli! Qua!
Si coprono, tremando.
Usciamo! Usciamo! Non voglio che muoia!
Escono, quasi fuggendo.
Cala la tela
 ATTO TERZO.
Uno stanzone che serve come di ripostiglio a botti, barili, fiaschi, arcolai, filatoi, roba usata. In alto la parete di faccia s'apre, e si vede un palco coperto dalla vlta del muro. A destra due porte: una, quella pi prossima allo spettatore, conduce ai piani superiori dell'edificio; l'altra, pi piccola, scende come in cantina. A sinistra si apre un portone sulla via.
Si vede il Capo Brigata in mezzo alla stanza; guarda Puccio, che scruta nella strada dal portone socchiuso.
CAPO BRIGATA, a Puccio:
Si vede? Se apparisce, scapperemo
da quella parte.
PUCCIO
allontanandosi dal portone che ha chiuso:
Non si vede ancora.
Indugia; avr trovato qualcheduno.
CAPO BRIGATA.
Io temo che non venga; questo posto
 troppo fuor di mano: non si fida.
PUCCIO.
Verr, verr! Sono stato presente
alla vestizione!
Comicamente:
Il desiderio
lo aveva reso tutto gonfio e tronfio!
Non pu mancare!
CAPO BRIGATA.
E noi glie la faremo!
PUCCIO.
Ma.... posso star sicuro che sarete
umani?
CAPO BRIGATA.
Quello che gli ho preparato
 una cosa da nulla! La Francesca
che fa? Non  ancor pronta?
Si approssima alla prima porta di destra, e chiama:
Franceschina!
VOCE DI FRANCESCA
di dentro, dall'alto:
Vengo subito!
PUCCIO.
Quando messer Piero
vedr quella ragazza, chi lo tiene?
Diventa pazzo!
CAPO BRIGATA.
La sua moglie  bella?
PUCCIO.
 bellissima e onesta.... Se vedeste....
CAPO BRIGATA.
A giudicar da' versi ch'egli scrive,
dev'esser molto bella!
PUCCIO.
Ma non canta
gi lei! Canta le donne che non vede!
FRANCESCA
apparisce dalla prima porta di destra.  gradevole e paffutella. - I due si voltano.
CAPO BRIGATA, a Francesca:
Come sei ben vestita!
FRANCESCA.
 vero, eh?...
PUCCIO.
Che gamurrina!
FRANCESCA
mostrando il piede e un po' di gamba:
E che belle scarpette!
E le mani! Guardate come sono
candide! Lava, lava, sfido io!...
CAPO BRIGATA.
Prima che ti sbaciucchi l'Accademico,
ti voglio dare un bacio.
La bacia.
PUCCIO, subito dall'altra parte:
Ed uno anch'io!
FRANCESCA.
Oh, messeri! Ma che furia  questa?
Mio fratello dov'?
CAPO BRIGATA.
Nell'osteria!
Tiene a bada quegli altri che non gridino!
FRANCESCA.
Ma questo che aspettiamo; se s'accende
sul serio? Sono una ragazza onesta!
CAPO BRIGATA.
Chi ne dubita? Basta che tu chiami;
e noi si corre! Ma, piuttosto pensa
a rammentarti tutta la commedia!...
FRANCESCA.
Sono esperta! Ogni giorno viene qui
a tediarmi un tal vecchio messere....
che mi vuol tanto bene.... Io mi diverto
e so farlo contento di promesse;
ed egli mi si lega sempre pi.
Guardate questo qui.
Indica un gioiello che ha sul seno.
Me l'ha donato
lui.
CAPO BRIGATA.
E tu nulla?
FRANCESCA.
Per un bacio solo!
CAPO BRIGATA.
Ah, ribaldella!
PUCCIO
intanto  corso al portone e ha guardato.
 giunto;  l che aspetta,
come dice l'invito.
CAPO BRIGATA.
Dunque, via!
Andiamo! E tu, Francesca: attenta, veh!
FRANCESCA.
Andate pure!
CAPO BRIGATA, a Puccio:
Andiamo via di qua.
Escono dalla seconda porticciola di destra.
FRANCESCA
attraversa. la scena, apre il portone a mezzo e fa un segno largo d'invito: subito socchiude. Dopo un po' comparisce il Consolo . - Francesca allora incomincia la sua commedia e si finge una timida fanciulla.
Entrate; entrate! Ahim quanto ho patito
ad aspettarvi! E con grande pericolo!...
IL CONSOLO
con un comico balzo:
C' pericolo?
FRANCESCA.
No, non ce n' pi,
ora che siete entrato.
PIETRO.
Dimmi subito
chi sei.
FRANCESCA.
Il pauroso! Son la figlia
di messer Vieri! Non lo conoscete?
IL CONSOLO.
Non ancora.
FRANCESCA.
Perch tremate dunque?
Se io sono sicura?... Il padre mio
 padrone di tutto il casamento.
Vedete, quella porta l conduce
alle mie stanze; e questo  uno stanzone
dove l'oste qui accanto qualche volta
ripone le sue botti....
IL CONSOLO, sempre con timore:
Ma comunica
con la strada....
FRANCESCA.
E per questo m' concesso
di trovarmi con voi.
IL CONSOLO.
Ma, i tuoi parenti?...
FRANCESCA
sempre con abile ingenuit:
Dormono.  tardi!...
IL CONSOLO, respirando:
Ma sei proprio tu
quella d'oggi?
FRANCESCA.
Il Rubino? Eccovi qua!
Prende di su una botte la testa finta della maschera, il Rubino.
Ecco la testa!
IL CONSOLO
 sicuro e cambia subito tono; preso dal desiderio di quella ragazzotta.
Oh, amore! Come mai
t'innamorasti?
FRANCESCA.
Venni all'Accademia
insieme con le amiche per vedervi....
IL CONSOLO.
Mi conoscevi, bella?
FRANCESCA.
No, ma questo
vostro sonetto, che mi sta sul cuore....
Si tocca, il busto.
IL CONSOLO.
Sul cuore! Un mio sonetto sul tuo cuore?!...
FRANCESCA.
Messere, io sono una fanciulla,  vero;
ma m'intendo di lettere quel tanto
che basti a innamorarmi di un poeta!
IL CONSOLO.
Oh, raro fiore di pura fragranza!...
Dammi il sonetto!
FRANCESCA
come temesse che il Consolo volesse riprenderlo:
No!
IL CONSOLO.
Ma te lo rendo!
Come l'avesti?
FRANCESCA.
Un giovane cortese
me lo don; si chiama il Cristallino,
nella vostra Accademia.
IL CONSOLO.
Oh, caro, caro
ragazzo!  mio discepolo! D qua
il sonetto!
FRANCESCA
levandosi dal seno la carta:
L'ho qui sul cuore. A voi!
IL CONSOLO, prendendo lo scritto:
Oh, tepore! Oh, profumo del tuo seno!
Leggendo con enfasi:
"Piangete, donne, che a me manca amore!"
Lo riconosco! Io chiedo alle ridenti
pupille di voi, donne elette e pure,
un po' di amore al mio cuore assetato!...
FRANCESCA, quasi commovendosi:
Quanta piet mi venne quando lessi!
IL CONSOLO, giubilante:
 bello:  vero?
FRANCESCA.
 soprattutto triste;
e commove a piet!...
Al Consolo:
Soffrite molto?
IL CONSOLO
fingendo, quasi con persuasione di dire il vero; come ne' versi;
Ahim: son solo!... Vi risponder
con un altro mio verso!...
FRANCESCA, piena di desiderio:
Oh, dite! dite!...
IL CONSOLO.
"Mille piaggie in un giorno e mille rivi
percorrerei per ritrovare amore".
FRANCESCA pronta, con grazia:
L'avete gi trovato: eccolo qua!...
IL CONSOLO.
M'ami tu, dunque?
FRANCESCA.
E come non amarvi,
se tanto ho pianto sopra i casi vostri....
IL CONSOLO.
Oh, sospiro d'amore! Oh, puro giglio!
Anch'io t'amavo, e non ti conoscevo;
ed ora che ti veggo cos fresca,
cos morbida e vaga e sconsolata,
penso che forse non c' un verso solo
ch'io non abbia pensato per te sola!...
Bacia lo scritto.
Oh, profumo del tuo candido seno!
Oh, fossi stato io questo sonetto:
l, sulle carni tue di pura neve.
FRANCESCA, con comica pudicizia:
Non parlate cos!...
IL CONSOLO.
Perch, mia gioia?
FRANCESCA.
Rendetemi que' versi.
IL CONSOLO.
Sono tuoi!
Nel porgerli, prende la mano di lei.
Oh, bella mano.... candida....
FRANCESCA
ricordando lo sforzo che ha fatto per pulirla.
Vi pare?
IL CONSOLO.
Candidissima!
FRANCESCA.
Come? Dite.... come?
IL CONSOLO.
Come la neve!
FRANCESCA.
Bello!
IL CONSOLO.
Come un giglio!...
FRANCESCA.
Che immagine!
IL CONSOLO.
Ma pi di un giglio morbida
ed odorosa....
Baciando la mano di lei:
Oh, baci! Oh, quanti baci
vorrei sopra posarvi....
FRANCESCA.
Basta! Basta!...
IL CONSOLO.
Che temi, amore?
FRANCESCA.
Non lo so; ma sento
come un vago pericolo.... le vostre
mani mi stringon tanto, tanto forte....
IL CONSOLO, con impeto:
 l'amore!  il disio! Ma pensa, dunque,
che il tuo poeta  tanto che ti chiama....
FRANCESCA.
Oh, povero poeta, sempre solo....
IL CONSOLO.
Ripagami coi tuoi baci del lungo
e doloroso mio tanto soffrire....
FRANCESCA.
Un bacio?! No! Non oso!
IL CONSOLO.
Un bacio, un bacio!
FRANCESCA.
No; no!
IL CONSOLO.
Sulla tua bocca: sul garofano
rosso della tua bocca!
FRANCESCA, languidamente:
Basta! No!
IL CONSOLO
attirandola, a s, incalorito:
Allora.... allora sopra i capei d'oro:
che sono d'oro veramente, sai....
Qua, che li vo' baciare!
Le bacia con impeto gli abbondanti capelli. Subito per  scosso da un grosso colpo battuto al portone.
Senti? Bussano!
FRANCESCA, fingendosi atterrita:
Ahim! Che forse l'oste ha visto il lume
e sospetta che siano entrati i ladri....
IL CONSOLO.
Ha la chiave?
FRANCESCA.
Anderanno ora a pigliarla!
Con terrore:
Nascondetevi! Ahim! Sono perduta!
Ah, l'onor mio!
IL CONSOLO, comicamente atterrito:
E il mio! Dove mi posso
nascondere?!
FRANCESCA
indicando una grossa botte nel mezzo dello stanzone:
Qui dentro!
IL CONSOLO.
 vuota?
FRANCESCA.
 vuota!
Presto, che se no giungono.... Se trovano
me sola non importa....
Alza il coperchio della botte che ha il suo manico e il mezzule. Sempre parlando atterrita:
Giu, gi, dentro!
IL CONSOLO
si approssima, e cerca di entrare alla meglio.
Ma poi mi leverai!...
FRANCESCA.
Amore mio,
immagina: gi, gi!
Il Consolo  entrato dentro.
China la testa!
Gli mette sopra, il coperchio. Si avvicina, al portone.
Chi  che picchia, dunque?
VOCE DEL CAPO BRIGATA, dalla via:
Siamo noi!
FRANCESCA apre il portone.
CAPO BRIGATA comparisce.
Ah, madonna Francesca!
FRANCESCA.
Sono scesa
quaggi per aver vino a quella botte.
Indica con intenzione la botte dov' chiuso il Consolo.
CAPO BRIGATA.
A quella botte? Tastiamola un po'!
Salta sulla botte con un tonfo di dominio.
Per diana la dev'essee piena, veh!
Cambiando voce, a gola piena:
E noi, con quelli che son di l dietro
additando il portone che  rimasto socchiuso:
s'ha una sete da diavoli!
Chiamando:
Oh, l!
Rovinati, gaglioffi, rattoppati!
Il portone s'apre e si incomincia a vedere la brigata del "Mantellaccio".
Entrate!  tempo di santa cuccagna!
Entra con un urlo tutta la Compagnia.
NOFERI.
Da bere!
GANO.
Sete!
UNO DEL "MANTELLACCIO".
Sono asciutto!
UN ALTRO DEL "MANTELLACCIO".
Bevi!
IL MAINARDO.
Un barile!
GHERARDO.
Un canale pien di vino!
NOFERI.
Un nugolo di vino!
GANO.
Un bariglione!
CAPO BRIGATA
Acquietandoli col gesto, essendo montato ritto sulla botte:
Tutti contenti vi far, stanotte,
con il vino che questa botte obesa
contiene!
UNO DEL "MANTELLACCIO"
cercando di chiudere il portone dinanzi alla folla che vorrebbe entrare:
Indietro!
UN ALTRO DEL "MANTELLACCIO"
Voglion entrar dentro!
GANO.
Non  anche tempo!
CAPO BRIGATA.
Serra ben la porta!
A fatica chiudono il portone.
Prima che beva tutto quanto il popolo
di briachi e di bocche spalancate
carnascialescamente che son l,
voglio che noi gustiamo il primo saggio,
di questa manna! Leverem lo zipolo,
e ognuno la sua bocca accoster
bevendo a garganella questo vino!
Ma.... sar vino!?
GHERARDO.
Abbiamo tanta sete
che, se fosse anche tutta saponata,
si berrebbe lo stesso. Apri la botte!
CAPO BRIGATA
S, ragazzi: berrete! L'ho promesso;
per quanto molti di voialtri siate
briachi come pecore smarrite!
Vediamo dunque un po' che rara sorta
di vino  questo. Si lever prima,
credo meglio, il mezzule....
GANO e NOFERI.
Leva! Leva!
Il Capo Brigata si mette in ginocchio sulla botte e tenta levare il mezzule.
FRANCESCA, fintamente:
Messere, no! Vi prego, per piet!
CAPO BRIGATA
lasciando il suo tentativo.
Che c'? Tuo padre ce l'ha pur donata
questa botte!
FRANCESCA.
Vi prego, non  quella!
L dentro....
CAPO BRIGATA.
Che c' mai?
FRANCESCA.
Ve ne scongiuro!
CAPO BRIGATA.
Caspita! Allora dev'esser di molto
buono! Se la figliola del padrone
non vuole che si beva!
GANO e NOFERI.
Leva! Leva!
CAPO BRIGATA
leva il mezzule e guarda dentro; con un urlo di maraviglia
 vuota?!
Tutti s'avvicinano.
Indietro tutti! Rispettate
il vostro capo! Forse quaggi dentro
c  un tesoro magnifico!...
Guarda dentro:
C' roba
che luccica.... Per diana! Son due occhi
di basilisco!...
A Francesca:
Che ci hai chiuso? Il gatto!
FRANCESCA, implorando:
Messere....
CAPO BRIGATA
parlando come chi vuol farsi ben capire dal Consolo che  nella botte:
Dammi quello schidione
ch'i' voglio sfruconare.
IL CONSOLO
di dentro, con voce disperata.
No! No! No!
GANO e NOFERI subitamente:
Un uomo!
IL MAINARDO.
Un ladro!
UNO DEL "MANTELLACCIO".
Fallo saltar fuori!
Tutti si approssimano alla botte.
CAPO BRIGATA
respingendoli col gesto:
Indietro!
Al Consolo dentro:
Amico, metti fuori il capo!
Oh, non rispondi? Ti far buttare
addosso un buon paiolo d'acqua calda!
Tutti quei del "Mantellaccio" ridono.
NOFERI.
Lessiamolo!
CAPO BRIGATA.
Silenzio! Par che parli!
Si fa silenzio.
Parla....
IL CONSOLO, di dentro:
Piet....
Quei del "Mantellaccio" ridono.
CAPO BRIGATA, al Consolo:
S caro! Metti fuori
la zucca!
IL CONSOLO, di dentro:
No! Francesca!
UNO DEL "MANTELLACCIO".
Senti! Senti!
GANO e NOFERI.
Chiama Francesca!
FRANCESCA
presso la botte, con canzonatura:
Amore! Metti fuori
Il biondo crine!
CAPO BRIGATA.
Deh, fa che a me pure
giunga la grazia di vederti i lumi!
IL "MANTELLACCIO"
Tutti insieme, intendendo:
C' dentro un Accademico!
NOFERI.
L'Ardente!
GANO.
Oh, bella!
IL MAINARDO.
Evviva il Capo!
NOFERI.
Si capisce
bene la burla!
IL "MANTELLACCIO"
Tutti, gettandosi sulla botte:
Fuori! Fuori! Fuori!
CAPO BRIGATA.
Indietro tutti! E zitti!
Parlando al Consolo:
Senti, dunque:
se tu metti la zucca fuor del guscio,
noi ti lasciamo libero; se no,
come un ladro nascosto, t'infiliamo
con uno schidione unto di tordi!...
IL "MANTELLACCIO" ride.
Ah! Ah! Bella!
CAPO BRIGATA.
Deciditi! Su, via!
Non rispondi!?
Mette il braccio nella botte.
Che fai?
Ritirando subito il braccio:
Brutto gaglioffo!
M'ha dato col pugnale sulla mano!
Si succhia il poco sangue che esce dalla ferita lieve.
GANO e NOFERI.
Ammazzalo!
IL MAINARDO.
Pigliamo un ferro a punta.
CAPO BRIGATA
rimette dentro la botte il braccio.
Fermi, che l'ho acciuffato pei capelli!
Tira come se sbarbasse una pianta. - Il "Mantellaccio" mormora d'impazienza.
Zucca marcia! Cucurbita muffita!
O esci fuori o convien che io ti sbarbi!
GANO.
Tira!
NOFERI.
Forza!
IL MAINARDO.
Vuoi che t'aiuti?
CAPO BRIGATA.
Viene!
Eccolo!  fuori!
Apparisce, tirata per i capelli dal Capo, la testa rossa del Consolo.
IL "M ANTELLACCIO".
Il Consolo!
GANO.
Il gaglioffo!
NOFERI.
Ne voglio un pezzo di codesta zucca!
IL "MANTELLACCIO".
Taglia! Taglia!
Da qua!
NOFERI.
Mi basta un seme!
Tutti s'avventano verso la botte. Il Capo fa a tempo a ricacciar dentro il Consolo e a coprirlo col mezzule.
CAPO BRIGATA.
Indietro!
IL "MANTELLACCIO".
No! No! No!
GANO.
Si vuole un pezzo!
CAPO BRIGATA
ritto ancora, sulla botte, con autorit:
Aspettate! Energumeni strappati!
Si ritirano pian piano.
Prenderemo di questo nostro infame
inimico vendetta; ma ne' termini
della giusta misura. Ora aspettate!
Si rimette in ginocchio, riapre il mezzule, e parla a quello dentro:
Sappi, o Piero de' Benci, detto il Consolo,
che tu sei prigioniero; e prigioniero
di quella compagnia del "Mantellaccio",
alla quale tu fosti assai molesto
con le tue frasi ambigue e soprattutto
col tuo brutto cantare....
IL "MANTELLACCIO".
Bene! Bene!
CAPO BRIGATA.
Noi siamo gente che si vuol avere
del tuo mal seme soddisfazione;
e tu la pagherai per tutti quanti
i tuoi compagni gonfi come te.
Ora intanto t'abbiamo, per virt
d'astuzia, chiuso dentro ad una botte,
ad una botte che sa ancor di vino,
di quel vino che tu non degneresti
nemmeno di met di un verso tuo,
e che invece  di noi la gran delizia!
NOFERI.
Il sollievo a' malanni!
GHERARDO.
Il fuga nebbia!
CAPO BRIGATA.
Ed ora che t'abbiamo prigioniero,
noi ti potremmo fare d'ogni sorta
insulti e scherni!... Non te ne faremo!
GHERARDO.
Come no?
NOFERI.
Lo vogliamo ripagare!
CAPO BRIGATA.
Silenzio!
Continuando a parlare al Consolo:
Invece la nostra piet
sar grande per te, se tu sarai
ubbidiente! Ascolta, o grande Consolo
dell'Accademia degl'Intemerati,
Parla il Capo Brigata!
IL "MANTELLACCIO".
Viva! Viva!
CAPO BRIGATA, seguitando:
Io t'ho visto arrivare a queste parti,
condotto dalla fede nell'amore
avventuroso. Ed eri ben vestito
con bel giubbone e bel cappello e guanti
ed altre cianfrusaglie.... Ora bisogna
di tanta vanit far buona ammenda....
Dammi subito il tuo ricco berretto
con le penne!
Dal mezzule aperto si vede apparire il berretto del Consolo. Il Capo lo prende.
Ed intanto ora sbottonati
e levati il giubbone! Questo qua
il berretto,
lo daremo a Gherardo briachissimo!
Lo d a Gherardo.
GHERARDO, mettendoselo in capo:
Grazie, Capo; domani sar certo
al sicuro da un mercadante....
CAPO BRIGATA.
Ed ora
dammi il giubbone!
Esce il giubbone.
Mentre ch'io lo dono,
tu sbottonati intanto anche il farsetto....
Questo giubbone lo regaleremo
al Novizio, che non  ancor tornato
dal ritrovo con quella bella dama
che col certame ha guadagnata oggi,
con dispetto di tutti gli accademici.
Dammi il farsetto!
Esce il farsetto.
Ed ora a me le brache!
IL "MANTELLACCIO"
scoppia in una gran risata.
NOFERI, fra le risa di tutti.
Capo Brigata! Tu lo vuoi gnudare!
CAPO BRIGATA.
Non dubitate, non rester nudo!
Egli  gonfiato come una vescica
di porco, e, prima che patisca freddo,
c' che struggere! A te, Gano, il farsetto!
GANO.
Lo metter sul groppone al mio cane!
CAPO BRIGATA.
Fa come vuoi!
Al Consolo:
Su dunque! qua le brache!
Escono te brache, fra le risa di tutti. Il Capo le guarda.
Belle davvero! Belle! Chi le vuole?
IL "MANTELLACCIO", con voce unica:
Nessuno!
CAPO BRIGATA
dando le brache a Francesca:
Allora, mettile da parte!
Glie le rimanderemo all'Accademia
con appuntato sopra un bel sonetto
ch'io comporr: "Sopra te belle brache
d'un poeta di dolce scilinguagnolo!".
IL "MANTELLACCIO" ride.
CAPO BRIGATA.
Ora, dammi il pugnale o quell'arnese
con il quale tu m'hai bucato. Qua!
Esce il pugnale.
Va bene! Tu se' stato remissivo!
Ora tu sei ridotto un po' pi semplice.
La grassa bestia  scorticata ormai
del suo splendore!
A Gherardo:
Gherardino, dammi
quel tuo mantello!
Gherardo gli d il mantello. - Il Capo continua a parlare al Consolo.
Ed ora ecco di che
tu ti possa parare dal gran freddo.
D il mantello al Consolo attraverso il mezzule.
Ormai  tempo che tu debba avere
la libert di muoverti in gran pompa,
vestito, almeno per un'ora sola,
come noi!
Rivolgendosi a quelli del "Mantellaccio" che son presso il portone:
Presto! aprite la gran porta!
Deve passare dentro al suo bel carro
trionfale!
UNO DEL "MANTELLACCIO"
presso al portone con gli altri che rumoreggiano:
Su: aprite! Aprite!
Il portone si apre: si affacciano alcuni viandanti notturni, che stavano di fuori a sentire il baccano della brigata.
CAPO BRIGATA
rivolgendosi ai curiosi, ritto sulla botte, avendo chiuso il mezzule.
Popolo
notturni viandanti, vipistrelli 
avvinazzati, nottole stordite,
ombre carnascialesche, voi volete
saper chi c' qui dentro?
CORO DI GENTE, fuori:
S! S! S!
CAPO BRIGATA, con gran voce:
La Quaresima!
CORO DI GENTE, fuori:
A morte! A morte!
Strozzala!
CAPO BRIGATA.
Siccome essa  la fine di ogni gaudio,
e vorrebbe troncare il vostro folle
godere, a voi l'affido! E voi tenetela
bene serrata qui, pi che potrete.
Nutritela da questa bocca qua,
accenna il mezzule:
perch non muoia; e quando poi sarete
sazi di vino, di capponi arrosto,
di frittelle e sommommoli e cialdoni,
di confetture, di baci d'ebbrezza,
di vita ingorda,... datele la via;
ed al solo vederla, mentre scappa,
diventerete santi, e vi saranno
rimessi tutti i peccatacci vostri!...
IL "MANTELLACCIO".
Amen!
CAPO BRIGATA.
Eccola; attenti! Vi si rotola!
Salta gi dalla botte, e cerca di ribaltarla chiedendo aiuto.
Dammi una mano!
Tutti quelli del "Mantellaccio" accorrono.
GANO.
Sopra!
NOFERI.
Attenti!
IL MAINARDO.
Forza!
Ma, la botte cadendo con la bocca innanzi, il coperchio esce, ed il Consolo sbuca fuori col mantello addosso, e si d infuriato atterrito a scappare. Subito tutti gli corrono dietro gridando.
NOFERI
con voce che supera il rumore di tutti:
Ah, gaglioffo!
CAPO BRIGATA.
 scappato!
GANO.
Pare il diavolo!
IL "MANTELL ACCIO"
tutti insieme, fuggendo dietro al Consolo:
Ripiglialo! Bastonalo! Rincorrilo!
Cala la tela
 ATTO QUARTO.
Un crocicchio; la strada di faccia conduce all'Arno, che si vede lontano nella nebbiolina notturna. A destra, una casa con portico a colonnette: quivi una panca; un'altra strada attraversa la scena.
Notte di luna.
Un giovane sta come sdraiato sulla panca. Ad un tratto si alza, viene in mezzo alla via: aspetta. Giunge quasi subito un uomo con una lanterna.
UOMO CON LANTERNA.
Chi  l?
GIOVANE.
Non temete. Son amico.
UOMO.
Eravate a sedere sulla panca
delle Cornacchie.
GIOVANE.
Quella panca l?
UOMO.
Proprio quella!
GIOVANE.
E la chiamano cos?
UOMO.
S, perch il giorno vi stanno seduti
i maligni, i censori d'ogni cosa,
cicalatori riuniti in cricca,
gente che non sa nulla, e solamente
critica! Quando passa qualcheduno
gli rivedon le bucce.
GIOVANE.
Non sapevo.
UOMO.
Vedendovi ho creduto che i maligni
tenessero convegno anche di notte:
che si potrebbe allora cambiar nome
alla panca, e chiamarla dei gufacci!
GIOVANE.
Non son maligno io; sono straniero,
son giunto da due giorni solamente
a Fiorenza; e son presso un mio fratello.
Oggi, insieme con lui, m'ero cacciato
in una mascherata.
UOMO
alzandogli sul volto la lanterna, con curiosit:
Oh, guarda, guarda!...
GIOVANE.
Quella bella de' Cavalieri arditi!
UOMO.
L'ho vista! E molto bella la mi  parsa!
Quei cavalieri bianchi con le targhe
piene di cos strane fantasie....
e con quelle bellissime donzelle
fra' cavalieri....
GIOVANE.
Era la prima volta
che mi trovavo fra tante vaghezze!
Oh, Fiorenza! Ero tanto e tanto lieto,
che stanotte, seguendo i nuovi amici
e le amiche, ho perduto mio fratello;
ed ora non so pi trovar la strada
per arrivate a casa; ed aspettavo
che passasse qualcuno.
UOMO.
Dove sta
vostro fratello?
GIOVANE.
Su' Renai!
UOMO.
Ci siete,
o quasi, amico: un po' pi l che andiate,
entrate nel quartiere de' Renai!
l, vedete, c' l'Arno!
Si sente da sinistra un voco lontano che cresce.
GIOVANE.
Vi ringrazio!
UOMO.
E se non fossi giunto a casa mia,
i' v'accompagnerei; ma andate innanzi:
non isbagliate!
GIOVANE.
Che rumore  questo?
UOMO, non curando:
Carnasciale!
GIOVANE.
Non cessa dunque mai?!
UOMO.
Pi tardi che  possibile!
GIOVANE, indicando a sinistra:
Guardate!
Uno vien barcollando! Pare in maschera!
UOMO.
E che figura  quella?
GIOVANE.
Oh, che citt
tremenda!
IL CONSOLO
giunge, ansando per la lunga corsa, col suo mantello strappato addosso; ancora mezzo nudo, e grida:
Galantuomini, perdio!
Vi domando soccorso! Sono morto!
Cade in terra come abbattuto
UOMO.
Morto?!
Gli si approssima insieme col giovane.
GIOVANE.
O ferito!
UOMO, parlando al Consolo:
Oh, che t'hanno fatto?
IL CONSOLO
con voce atterrita, lievemente ridicola:
Ahim! Sono fiaccato! Riparatemi;
mi ammazzeranno! Sentite!
 molto cresciuto il rumore, come di gente che sopravviene.
UOMO.
Chi sono?
IL CONSOLO.
Assassini!
GIOVANE.
Per Dio! Piglier questa!
Sfodera la sua spada.
UOMO.
Sono troppi! Sarebbe meglio urlare
al soccorso!
Giungono di corsa, quelli del "Mantellaccio"; come cani si buttano sulla predar ma non con intenzioni feroci.
NOFERI.
 quaggi!
GANO.
Caduto a terra!
IL MAINARDO.
Rizzati, via!
Accompagnano le parole con punzonate e calci al povero Consolo che guaisce.
NOFERI.
Non fare il morto. Su!
GIOVANE
inoltrandosi con la spada:
Messeri! Ma, perch, contro uno solo?
NOFERI.
Non ha nulla!
GANO.
Non  che la paura!
NOFERI
di nuovo rivolto al Consolo:
Uno scherzo! Su! Su!
GANO.
Levati! Via!
IL MAINARDO.
Bestia gonfiata! Su!
NOFERI
vedendo il Novizio nella strada a destra:
Guarda il Novizio!
GANO e IL MAINARDO.
Il Novizio!
IL NOVIZIO
giunge: e subito grida:
Fermatevi! Che fate?
Ognuno si ferma.
E perch maltrattate voi quest'uomo?!
E che male v'ha fatto?
Si approssima e riconosce l'uomo.
Ah, s, capisco:
 il Consolo! Sta bene; ma perch
ridurlo la tale stato?
CAPO BRIGATA
giungendo di corsa, de sinistra:
Son costoro
che l'han seguto; e l'hanno maltrattato!
IL NOVIZIO, al Consolo:
Su: alzati; d qua la mano!...
IL CONSOLO, stridendo:
No!
Io non mi fido! Voi mi ucciderete!
IL NOVIZIO.
Sull'onor mio ti giuro che nessuno
ti dar pi molestia!
IL CONSOLO.
No! No! No!
Mi lever da me! Prima lasciatemi!
Ho paura di voi! Voi mi volete
morto!
NOFERI, al Novizio:
Vedi?! Ti giuro, non ha nulla,
 solamente molto impaurito!
GANO.
Alzalo a suon di busse!
In questo momento da destra giunge trafelato ed irato l'Altoviti.
L'ALTOVITI.
Ah, finalmente!
Vi colgo!
Al Consolo:
Messer Piero?!
IL CONSOLO.
Oh, mio fratello!
Veramente il buon Dio ti manda a me!
Salvami tu: costoro mi hanno morto!
NOFERI.
Non  vero!
L'ALTOVITI.
Gentaccia abbietta e vile!
Io ti sapr trattare come meriti!
Gente briaca!
Levando la tua spada si rivolge al Novizio:
E tu, giallo impostore?...
Univi quella tua finta animuzza
a questa infamia!
IL NOVIZIO.
Io no!
IL CONSOLO, stridendo:
S, s! Anche tu!
L'ALTOVITI, al Consolo:
Levatevi, messer Piero. Potete
voi camminare?...
PIETRO, quasi comicamente:
S, che posso! Aspetta!
Ma.... proteggimi!
L'ALTOVITI.
Su, dunque, levatevi!
Il Consolo si alza.
Avviatevi intanto verso casa!
Il Consolo s'avvia; esce, barcollando prima, poi fuggendo.
L'ALTOVITI.
Ed ora a noi! Fra questa brutta gente
c' qualcuno che sente di potere
pagare quel che ha fatto tutta quanta
la Compagnia? Che, se non c' nessuno,
io con questa
la spada
vi frusto ad uno ad uno!
CAPO BRIGATA
Bada, ragazzo! non esagerare!
L'ALTOVITI.
Non vo' parlar con te! Sarebbe meglio
che m'intendesse questo miserabile
cantambanco, cagione d'ogni male!
Con le sue sciocche chiacchiere ha recato
lo scompiglio; ed  andato in una casa
che di molto mi preme, ed ha portato
il disonore!...
IL NOVIZIO.
Voi mentite!
L'ALTOVITI, accendendosi, irato:
No!
Tutto! Tutto m' noto. T'ho seguito
e t'ho raggiunto! E, prima che tu sia
un'altra volta rimesso in prigione,
tanto m' cara la persona bella
che tu m'hai profanata, ora mi voglio
io stesso vendicare.
GANO e IL MAINARDO.
No! No! Vile!
NOFERI
mentre tutta la Compagnia rumoreggia:
Dgli addosso!
GHERARDO
gli tira in faccia il berretto del Consolo. Tutti fanno per buttarsi su lui. Ma il Novizio li trattiene col gesto.
IL NOVIZIO.
Fermatevi! Quest'uomo
ribolle d'odio; ma contro di me!
Se voi m'avete oggi lasciato dire,
lasciate ora ch'io gli parli in pace!
CAPO BRIGATA.
Questo messere attaccabrighe merita
una carica buona di coppiole
di pugni!
IL "MANTELLACCIO"
S! S! S!
L'ALTOVITI, mostrando la spada:
Prima vi frusto!
Al Novizio, che col gesto trattiene sempre i compagni:
Via! Straccione; costoro non mi premono:
parlo con te!
IL NOVIZIO
con tono caldo e persuasivo, agli amici:
Fratelli, voi m'avete
oggi soccorso, e mi avete donato,
lasciandomi parlare, un si' gran bene,
che solamente io so misurare.
Sono abbastanza lieto ed abbastanza
triste, per non tremare innanzi a chi
mi porta minacciando anche la morte!
Vi prego dunque, per quella piet
che avete avuto gi prima per me,
di lasciarmi snodare la calunnia
perfida che quest'uomo ora mi tende!
Con quella addosso non potrei pi vivere!
Lasciate dunque, vi prego, ch'io regoli
con costui tutta quanta la mia disputa!
CAPO BRIGATA,
 vero! Se cos vuole, si lasci
fare!
NOFERI.
 onor suo!
GANO.
S, s, che si difenda!
L'ALTOVITI al Novizio:
Meno ciance; concludi!
IL NOVIZIO.
Io ti ripeto
che tu menti!
L'ALTOVITI.
Straccione, ad ogni strappo
del tuo vestito si  affacciata e ghigna
una vergogna!...
IL NOVIZIO.
Dunque, tu mi vuoi
provocare!
L'ALTOVITI.
Ti voglio, anzi, ammazzare!
IL NOVIZIO.
Se ognuno vide in me la fede onesta
e tu vedi l'infamia e la vergogna,
sei degno che le mie vesti cenciose
tengan fronte alle tue cos agghindate!
E ti ringrazio molto se, con l'animo
tuo perverso, mi dici di difendermi;
mentre potresti meglio assassinarmi,
che non ho arma alcuna, come vedi.
IL GIOVANE
al Novizio offrendo la sua spada:
Messere, se volete, vi do questa!
 una spada da maschera, ma taglia!
IL NOVIZIO, prendendola:
Grazie, giovane; e Dio ti benedica:
che questa spada  ora la mia vita.
Rivolto alla Compagnia.
Addio, fratelli.... Lasciatemi andare
fino in fondo; o al dolore, se l'uccido,
o alla morte, se Dio vorr che io abbia
vissuto senza macchia!
NOFERI.
No! Non devi!...
CAPO BRIGATA.
Lasciatelo difendersi!
IL NOVIZIO.
Temete
forse per me?
Accendendosi:
No! No! So bene battermi!
Ho cantato per cento e cento volte
i duelli d'Orlando e d'Amadigi,
di Fioravante e di Buovo d'Antona....
Anzi sento il mio cuore ingigantirsi
un'altra volta dalla poesia,
in un caldo rigoglio d'eroismo!
All'Altoviti:
Eccomi a te!
L'ALTOVITI.
Fi niscila, giullare!
Lo assalisce. Il Novizio si difende alla meglio; ma, quasi subito, cade colpito in pieno cuore.
L'ALTOVITI
appena caduto il Novizio, fugge da destra. - Quelli del "Mantellaccio" si affollano intorno al ferito.
CAPO BRIGATA.
 colpito!  colpito!
NOFERI.
 morto!
GANO.
Guarda!
CAPO BRIGATA.
Respira ancora! O muore?... S, s, muore!...
In questo momento, mentre quelli del "Mantellaccio" sono curvi sul Novizio, ritorna indietro l'Altoviti, trascinando quasi Silvia seguita da Lisa e da Michele.
L'ALTOVITI, a Silvia:
Guardate! Ho mantenuto la promessa!
Additando il moribondo:
L! L! Guardate!
Fugge immediatamente.
SILVIA
s'inoltra seguita da Lisa: chiuse ambedue nei veli.
Tardi?!
IL "MANTELLACCIO", rispettosamente:
E lei! La donna!
SILVIA
si china sul corpo del Novizio.
Poeta! Amore! Troppo tardi giungo
al tuo grido?! A che vale il mio dolore
se non t'aiuta?!... Io mi disperer
come il vento; urler per ogni strada,
come la lupa rubata de' figli,
l'amore che m' nato all'improvviso,
giusto, onesto, perch mi si condanni
come una schiava; purch tu non muoia!...
Non voglio averti ucciso! Tu m'hai dato
quel bene che mi d tanto coraggio....
Ah, non voglio! Ahim, muori?!...
Oh, vita, vita,
perch fuggi da lui? Che posso darti
perch tu resti? Ancora un poco! Un poco:
ch'egli possa vedere l'amor mio,
se non ha visto che la mia piet
che l'uccide!
Il Novizio trapassa inconsapevolmente.
No! No! Gli occhi si velano!
Muore e pur vive! Oh, Dio! Come precipita
il tempo! S' gi spento!...
LISA.
Silvia, Silvia!
SILVIA
alzandosi e staccandosi dal morto, come atterrita.
Io l'ho ucciso! Io colpevole! Io perversa!
Io col mio bene feci tanto male!
Ho paura di lui, ora.... M'accusa....
Vedi, m'accusa!...
LISA, con disperata piet:
Tu vaneggi!
SILVIA
additando il corpo del Novizio:
Vedi!
LISA
attaccandosi a lei, mentre anche il servo cerca trascinare Silvia:
Ti prego, Silvia!...
SILVIA.
E dove? Dove andare?...
Si ferma ancora a contemplare il morto poeta, mutando i segni del suo dolore, ora atterrita, ora attratta. - Intanto, il Capo Brigata si alza, mentre gli altri restano curvi, inginocchiati: parla subitamente.
CAPO BRIGATA.
Fratelli!
Ognuno fa il segno della Santa Croce.
Qui finisce il nostro giuoco,
per ora!... Dolorosamente!... Ognuno
sente il destino incombere su noi
cupo, ed arcano come questa notte.
Noi perdiamo un ignoto; ma un fratello....
Era nostro: a noi spetta custodirlo!
E noi ce lo terremo come un dono
del cielo; e, diventando ora pi forti
del dolore, che pur tanto ci strazia,
gli daremo noi stessi sepoltura,
perch nessuno l'offenda o profani!
Non ha parenti,  ignoto a tutti: e noi,
prima che ci raggiunga creatura,
prendiamolo!
Si toglie il mantello e lo stende sul corpo del Novizio.
 coperto col mantello!
Andiamo all'Arno, qui prossimo, e accanto
all'acqua, nella rena fonda e molle,
faremo la sua tomba, e lo porremo
l, presso al fiume, a udir perennemente
l'acqua che parla il linguaggio pi schietto.
Ed ogni tanto andremo alla sua tomba
nota a noi solamente, suoi fratelli;
e l'Arno ci dir la poesia
che il suo poeta non ci disse tutta.
Sopra il suo corpo cresceranno poi
l'erbe e le canne, che mormoreranno
il nome suo che nessuno conobbe,
che conoscono i venti a cui lo disse;
ed il fiume commosso, a quando a quando
su lui distender la sua corrente
come un manto regale!
Alzando il tono: commosso:
Su, poeta!
Vieni a continuare la tua vita
in eterno, vicino al sacro Iddio
fiume; ed insegna a lui che cos bene
modula la divina e pura lingua
del s, cantare quello che ti detta
il tuo cuore infinito come il mondo!
I fratelli prendono religiosamente il corpo del Novizio avvolto nel mantello, mentre il Capo continua con voce ardente e fraterna:
T'accompagnano questi tuoi fratelli,
umile gente, ma di saldo cuore....
Andiamo, andiamo! Ascolta ora, poeta!
Chi ti don il mantello per coprirti
t'accompagna alla bella sepoltura,
cantando il canto suo fatto di fede!
Intuonano il canto del "Mantellaccio", e s'avviano lentamente verso l'Arno.
...
.
...
Cala la tela.
...
.
...
FINE.